Moussa Sangare e il disturbo narcisistico: il processo si avvia al 22 settembre

Moussa Sangare, accusato di omicidio, ha disturbi narcisistici e antisociali ma è stato riconosciuto capace di intendere e volere.

Moussa Sangare e il disturbo narcisistico: il processo si avvia al 22 settembre
Moussa Sangare e il disturbo narcisistico: il processo si avvia al 22 settembre

Moussa Sangare, accusato dell’omicidio di Sharon Verzeni, è stato riconosciuto capace di intendere e volere, nonostante sia stato diagnosticato con disturbi narcisistici e antisociali. L’udienza del processo è prevista per il 22 settembre. L’uomo, nato a Milano da genitori originari del Mali, ha dichiarato di aver avuto un raptus, ma la perita incaricata dalla Corte d’Assise ha stabilito che tali disturbi non hanno influenzato la sua capacità di comprendere la realtà. L’imputato non ha mostrato sensi di colpa né rimorsi per l’atto commesso, e il suo atteggiamento è descritto come “fatuo e superficiale”. Dopo l’arresto un anno fa, Sangare aveva ammesso le proprie responsabilità, ma ha ritratto le dichiarazioni alla prima udienza, spiazzando il suo difensore, l’avvocato Giacomo Mai.

Disturbi psichiatrici e capacità di intendere e volere

La perita, Giuseppina Paolillo, direttrice dell’Unità operativa complessa ‘Residenze psichiatriche e psicopatologia forense’ dell’Ausl di Parma, ha stabilito che Sangare soffre di un disturbo misto di personalità di tipo narcisistico e antisociale, accompagnato da un disturbo da uso di cannabinoidi. Tuttavia, i disturbi non hanno influenzato la sua capacità di comprendere la realtà. Non sono stati ravvisati disturbi della percezione né sintomi di comportamenti deliranti. La relazione della perita descrive Sangare come “un soggetto alla ricerca di esperienze eccitanti e adrenaliniche, poco propenso a prendere in considerazione le conseguenze per sé e per gli altri e con difficoltà nell’adattarsi alle norme sociali”. Questa valutazione è stata resa in seguito all’indagine condotta il 18 marzo scorso, su richiesta della presidente della Corte d’Assise Patrizia Ingrascì.

La perita ha anche sottolineato che Sangare non ha dimostrato sensi di colpa né rimorsi per l’omicidio di Sharon Verzeni, nonostante la sua capacità di intendere e volere sia stata riconosciuta. Il suo atteggiamento, durante le udienze, è stato descritto come “fatuo e superficiale”, indicando una mancanza di empatia e una scarsa capacità di riconoscere le necessità altrui. La sua storia di comportamenti parassitari e di mancanza di affetto nei confronti dei familiari ha ulteriormente complicato la sua posizione nel processo.

Un passato di comportamenti parassitari

Già lo scorso luglio, Sangare era stato giudicato capace di intendere e volere anche da Valentina Stang, psichiatra nominata come perito durante un altro processo per maltrattamenti ai danni della sorella e della madre. L’esperta ha stabilito che l’imputato è “anaffettivo”, anche nei confronti dei propri familiari, e che è più concentrato sul desiderio di fare soldi, pur vivendo di lavoretti saltuari e poco redditizi. Inoltre, ha evidenziato comportamenti parassitari, che indicano una mancanza di empatia e una scarsa capacità di adattarsi alle norme sociali. Questi elementi sono stati considerati durante l’analisi della sua capacità di intendere e volere nell’omicidio di Sharon Verzeni.

La prossima udienza del processo è fissata al 22 settembre, in attesa della quale il dibattito sull’imputato e i suoi disturbi psichiatrici continua. L’assenza di rimorsi e l’atteggiamento superficiale di Sangare potrebbero influenzare la valutazione del giudice, ma la sua capacità di intendere e volere è già stata riconosciuta. La sua storia, tra disturbi e comportamenti anomali, rimane al centro dell’attenzione del processo, che potrebbe aprire nuove riflessioni sulla responsabilità e la psicopatologia in ambito penale.

La sua capacità di intendere e volere è stata riconosciuta, nonostante i disturbi psichiatrici.
La perita ha stabilito che i disturbi non hanno influenzato la sua comprensione della realtà.