Alessandro Impagnatiello voleva uccidere Giulia Tramontano da mesi: la Procura chiede di reinserire l’aggravante della premeditazione
La Procura chiede di reinserire l’aggravante della premeditazione nell’omicidio di Giulia Tramontano da parte di Alessandro Impagnatiello.

Alessandro Impagnatiello, 32 anni, è accusato di aver pianificato l’omicidio della fidanzata Giulia Tramontano, 29 anni, da mesi. La Procura Generale di Milano, guidata da Francesca Nanni, ha depositato un ricorso in Cassazione per reinserire l’aggravante della premeditazione, che fu riconosciuta in primo grado ma non in appello. L’omicidio, avvenuto il 27 maggio 2023 a Senago (Milano), fu condannato all’ergastolo, ma senza l’aggravante della premeditazione. La sentenza di secondo grado ha suscitato indignazione tra i familiari della vittima, che hanno espresso disapprovazione per la mancanza di riconoscimento di un reato più grave.
La premeditazione e il piano omicida
Secondo la ricostruzione della Corte d’Assise, Alessandro Impagnatiello, ex barman, aveva iniziato a cercare online informazioni su veleni per topi già il 12 dicembre 2022. Successivamente, ha somministrato a Giulia Tramontano, incinta del figlio Tiago, una sostanza tossica, senza che lei ne fosse a conoscenza. Dopo aver fallito nell’avvelenamento, ha aggredito la donna con 37 coltellate, tra cui undici quando era ancora in vita. La Corte d’Assise aveva riconosciuto l’aggravante della crudeltà e del vincolo della convivenza, ma non quella della premeditazione.
La Procura sostiene che il proposito omicida si sia maturato nei mesi precedenti l’omicidio. Secondo le motivazioni della Corte d’Assise, il 32enne aveva «programmato in ogni dettaglio» l’atto criminoso, mentre contemporaneamente si intensificava una relazione segreta con un’altra donna. La Procura non condivide la tesi secondo cui non ci siano prove per sostenere che l’uomo volesse uccidere Giulia, ma non solo per farla abortire, ma per eliminare il figlio che portava in grembo, visto come un «problema».
La reazione dei familiari e il dibattito pubblico
La decisione dei giudici di secondo grado ha suscitato reazioni forti da parte dei familiari della vittima. La sorella di Giulia, Chiara, ha espresso indignazione su Facebook, scrivendo: «La chiamano legge ma si legge disgusto». Ora la parola passa alla Cassazione, che dovrà decidere se reinserire l’aggravante della premeditazione nell’omicidio di Giulia Tramontano.
La Procura ha depositato un ricorso in Cassazione per ripristinare la sentenza di primo grado. La sentenza di appello, pur confermando l’ergastolo, non ha incluso l’aggravante, causando un forte dibattito pubblico. La famiglia della vittima e i familiari di Impagnatiello sono coinvolti in un confronto che potrebbe influenzare il futuro della causa.
La Procura Generale ha sottolineato che non ci sono prove per sostenere che l’uomo volesse uccidere Giulia solo per farla abortire, ma per eliminare il figlio che portava in grembo. La sentenza di primo grado aveva riconosciuto la premeditazione, ma in appello questa aggravante non è stata confermata. La Cassazione dovrà valutare nuovamente le prove e decidere se reinserire l’aggravante della premeditazione nell’omicidio di Giulia Tramontano.
