Gino Cecchettin: “L’educazione affettiva non è un pericolo, ma una protezione”

Il padre di Giulia Cecchettin, uccisa nel 2023, chiede un cambiamento culturale e educativo per prevenire la violenza di genere.

Gino Cecchettin, padre di Giulia Cecchettin, uccisa nel novembre 2023 dall’ex fidanzato, a due anni dalla tragedia, ha ribadito in un’audizione davanti alla Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio che “l’educazione è l’unica risposta sistematica possibile”. L’uomo, non politico né esperto, ha espresso la sua preoccupazione per una società ancora patriarcale, in cui la violenza di genere persiste e si riflette nei fatti di cronaca. “Serve un passo diverso nel linguaggio, nella considerazione di certi reati e nell’applicazione delle pene”, ha sottolineato, sottolineando l’importanza di un’educazione che insegni rispetto, consapevolezza e umanità.

L’educazione affettiva come forma di prevenzione

Cecchettin ha sottolineato che l’educazione affettiva non è un pericolo, ma una protezione. “So bene che ci sono paure, resistenze e incomprensioni, ma vi assicuro che l’educazione affettiva non è un pericolo è una protezione, non toglie nulla a nessuno, ma aggiunge qualcosa a tutti: consapevolezza, rispetto e umanità”, ha detto. L’uomo ha ribadito che una scuola che non parla di affettività, di rispetto e di parità è una scuola che lascia soli i ragazzi di fronte a un mondo che grida messaggi distorti. “L’educazione all’affettività serve dalla scuola dell’infanzia”, ha aggiunto, sottolineando che i concetti fondamentali possono iniziare fin da piccoli.

La violenza di genere non è un’emergenza, ma una cultura

Cecchettin ha spiegato che la violenza di genere non è un’emergenza, ma un fenomeno strutturale radicato nella cultura, nei linguaggi e nei modelli di relazione. “Non nasce all’improvviso, non è un raptus, cresce lentamente in una società che troppo spesso giustifica, minimizza o resta in silenzio”, ha detto. L’uomo ha sottolineato che l’educazione affettiva è un’arma di prevenzione, un modo per insegnare ai ragazzi a conoscere se stessi, a gestire le emozioni e a riconoscere i confini. “L’educazione affettiva significa insegnare che l’amore non è possesso, che la forza non è dominio, che il rispetto è la base di ogni relazione”, ha concluso.

Cecchettin ha anche parlato dei centri antiviolenza, sottolineando che “sono ancora insufficienti” e che è necessario “cercare di unire le forze”. “Con Differenza donna, abbiamo fatto nascere un centro antiviolenza nuovo su Roma, proprio perché siamo convinti dell’importanza di questa struttura che è la prima al soccorso delle donne”, ha aggiunto. L’uomo ha ribadito che “sostenere queste associazioni, sostenere dal punto di vista finanziario i centri di violenza nel modo che possa essere utile per ogni donna vittima di violenza” è un passo necessario. “Dal rapporto Stato-Regioni ne servirebbero almeno 10 volte tanto, quindi è chiaro che molte donne non trovano risposta perché intasati da tantissime richieste”, ha spiegato.

Concludendo, Gino Cecchettin ha espresso il desiderio di “evitare che altri genitori debbano vivere ciò che ho vissuto io”. “Non possiamo cambiare ciò che è stato, ma possiamo cambiare ciò che sarà. Per Giulia e per tutte le Giulia che verranno, vi chiedo di fare una scelta coraggiosa, di credere nell’educazione come prima forma di giustizia, come la vera forma di prevenzione”, ha detto. “Da quel giorno il mio mondo si è fermato, ma non potevo restare fermo anch’io”, ha concluso, ricordando la figlia uccisa e il dolore che ha segnato la sua vita.