Difesa di Bossetti ha accesso ai tracciati genetici dell’indagine su Yara Gambirasio
Difesa di Bossetti ha accesso ai tracciati genetici dell’indagine su Yara Gambirasio, dopo anni di richieste.
La difesa di Bossetti ha accesso ai tracciati genetici dell’indagine
L’avvocato Claudio Salvagni ha ritirato, in mattinata, i dati sul profilo genetico della vittima Yara Gambirasio e di quelli raccolti per identificare Ignoto 1. Il materiale, conservato su un hard disk capiente, contiene migliaia di elettroferogrammi in alta definizione e a colori, che rappresentano la sequenza del DNA raccolta in Val Brembana durante l’indagine che ha portato alla condanna definitiva all’ergastolo di Massimo Bossetti. Il materiale, riconosciuto dal Tribunale come “non acquisito al fascicolo dibattimentale” e avente “carattere di potenziale novità della prova”, è arrivato alla difesa dopo oltre sei anni di richieste.
La copia dei tracciati è un passo importante per la difesa di Bossetti, che spera di trovare dati utili per dimostrare l’innocenza del suo cliente. L’elenco comprende immagini fotografiche effettuate dal Ris di Parma su tutti i reperti analizzati, nonché copie dei tracciati e dei risultati in forma anonima delle caratterizzazioni genetiche effettuate. L’avvocato Salvagni ha spiegato che le stringhe riempiono ben 70 pagine, fronte e retro, stampate su foglie A3. L’enorme mole di dati grezzi richiederà mesi di lavoro per uno screening completo, una ricerca da cui sperano di recuperare informazioni utili.
La sentenza della Cassazione ha confermato l’identità del DNA di Bossetti
Secondo i giudici della Cassazione che hanno condannato Bossetti all’ergastolo, il DNA di Ignoto 1 è identico a quello del suo cliente. La Corte ha sottolineato che l’ipotesi del complotto è “illogica”, e che la probabilità di trovare un altro soggetto con lo stesso profilo genotipico è equivalente a un individuo ogni 3.700 miliardi di miliardi di miliardi di individui. I giudici di merito hanno affermato che il profilo genetico è stato confermato da ben 24 marcatori, evidenziando che la certezza dell’identificazione è particolarmente solida. Le linee guida scientifiche indicano un soggetto con l’identità di soli 15 marcatori.
La difesa aveva diritto di accedere ai reperti, come stabilito nel 2021 da una decisione degli ermellini. Lo scorso 20 giugno, il Tribunale di Bergamo ha disposto la consegna rendendo esecutivo il provvedimento del 27 novembre 2019 della Corte di assise, che aveva autorizzato l’esame dei reperti, dando esecuzione a una sentenza della Cassazione. L’attenzione sarà in gran parte rivolta verso gli slip su cui è stata trovata la traccia genetica mista, il DNA della vittima e dell’allora Ignoto 1. Un elemento da sempre al centro delle indagini e dell’attenzione mediatica, mai confutato.
La difesa di Bossetti spera di trovare prove per dimostrare l’innocenza del suo cliente. L’accesso ai tracciati genetici rappresenta un’opportunità per uno screening completo, una ricerca che potrebbe portare a nuove informazioni. La Cassazione, nel rispondere ai venti motivi di ricorso della difesa, ha biasimato i “reiterati tentativi di mistificazione degli elementi di fatto”, amplificati da improprie pubbliche sintetizzazioni. La difesa ha sollevato diverse obiezioni, contestando la prova del DNA, la “catena di custodia” e i kit utilizzati. La Cassazione ha sottolineato che i giudici di merito hanno correttamente affermato la solidità dell’identificazione genetica.
La situazione rimane complessa, ma la difesa ha finalmente accesso a dati che potrebbero influenzare il caso. L’indagine su Yara Gambirasio è rimasta un caso di grande rilevanza, con un’attenzione mediatica costante. La difesa di Bossetti, nonostante la condanna definitiva, continua a cercare prove per dimostrare l’innocenza del suo cliente.
