Un vigile del fuoco afghano bloccato in Iran da 5 anni chiede al governo italiano il visto

Un vigile del fuoco afghano bloccato in Iran da 5 anni chiede al governo italiano il visto

Un vigile del fuoco afghano bloccato in Iran da 5 anni cerca il visto per tornare in Italia
Un vigile del fuoco afghano bloccato in Iran da 5 anni cerca il visto per tornare in Italia

Sayed Ewaz Houssini, vigile del fuoco afghano che ha lavorato al fianco del contingente italiano a Herat, è rimasto bloccato in Iran da oltre cinque anni. La sua richiesta di visto per tornare in Italia, rivolta al governo italiano, è diventata un appello umanitario. Houssini, insieme alla moglie e ai tre figli, vive in condizioni precarie, dopo essere fuggito dall’Afghanistan nel 2021. La famiglia, costretta a vivere in un ambiente di insicurezza e difficoltà economiche, attende con speranza un ritorno in Italia, ma non ha ancora ricevuto alcuna notizia concreta.

Un appello per il visto

«Questa è una richiesta umanitaria», ha detto Houssini, che ha lavorato per anni come vigile del fuoco al servizio del contingente italiano. La sua storia inizia con l’evacuazione del 2021, quando, dopo la caduta dei talebani, la base di Herat è stata abbandonata. Houssini, insieme ad altri collaboratori afghani, ha sperato di essere incluso nel piano di ritorno. Tuttavia, la sua famiglia è rimasta bloccata in Iran, dove vive da anni senza una prospettiva stabile.

La famiglia vive intanto in condizioni difficili. In alcune occasioni Houssini è stato costretto a rientrare in Afghanistan per rinnovare il passaporto e potrebbe doverlo fare ancora per il visto. Tornare nel suo Paese, però, non gli appare una soluzione sicura. Houssini non sostiene che il ritorno significherebbe necessariamente essere ucciso dai talebani. Spiega piuttosto di temere il rischio rappresentato da gruppi e individui estremisti che potrebbero prendere di mira chi ha collaborato con le forze straniere.

La fuga e l’esplosione

Dopo la partenza degli italiani, Houssini ha tentato di raggiungere l’aeroporto di Kabul, dove aveva il numero di telefono di un generale italiano e del suo interprete. La sua famiglia, però, è stata travolta da una folla incontrollata e ha subito un’esplosione all’Abbay Gate, causata da un attacco dei terroristi di Isis-K. Houssini ha perso la moglie e i figli, ma li ha trovati vivi dopo ore di ricerca tra i morti e i feriti. La famiglia è fuggita in Iran, dove vive in condizioni di estrema precarietà.

Con l’innocenza di un bambino, cerca un messaggio che possa portare la notizia della nostra salvezza». La sua richiesta di visto per tornare in Italia è diventata un simbolo di una situazione umanitaria complessa, in cui la famiglia non ha né un numero di telefono né una prospettiva stabile. Houssini ha tentato di rientrare in Afghanistan per rinnovare il passaporto, ma teme il rischio di essere bersaglio di gruppi estremisti.

La sua storia è legata al servizio al fianco delle forze italiane, un legame che Houssini spera possa essere riconosciuto. «Questa è una richiesta umanitaria», ha ripetuto, rivolgendosi al governo italiano e alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. La sua richiesta è rivolta a un’azione concreta, che possa portare un ritorno in Italia, non solo per lui, ma per la sua famiglia. «Confido che, attraverso la giustizia umana e la responsabilità, i diritti miei e dei miei figli possano essere finalmente riconosciuti». Houssini, bloccato in Iran da oltre cinque anni, attende con speranza un ritorno in Italia, ma non ha ancora ricevuto alcuna notizia concreta. La sua richiesta è un simbolo di una situazione complessa, in cui la famiglia vive in condizioni di estrema precarietà, ma non perde la speranza di un futuro migliore.