Sfregiata con l’acido a Peseggia, arrestato un giovane macedone. L’ipotesi di un mandato per tradimento

Una donna di 32 anni è stata sfregiata con l’acido a Peseggia, arrestato un giovane macedone. L’ipotesi di un mandato per tradimento.

Una donna viene sfregiata con l'acido a Peseggia, un giovane macedone arrestato per l'aggressione
Una donna viene sfregiata con l’acido a Peseggia, un giovane macedone arrestato per l’aggressione

Il 26 giugno scorso, a Peseggia di Scorzé nel Veneziano, una donna di 32 anni è stata sfregiata con l’acido da un uomo che si è appostato vicino alla casa dei suoi genitori. L’aggressione, avvenuta alle 21.18, ha causato ferite gravi e ha scatenato un’indagine intensa che ha portato all’arresto di un giovane macedone. L’uomo, identificato attraverso una serie di dettagli e filmati di videosorveglianza, è stato trovato in carcere il giorno successivo per un motivo diverso, ma i carabinieri hanno ritenuto che potesse essere legato all’aggressione. L’ipotesi che circola tra le forze dell’ordine è che il giovane fosse un sicario mandato dalla moglie tradita.

Un’aggressione pianificata e un’identificazione sorprendente

Le riprese delle telecamere della zona, quelle del bar “Gemini” e quelle registrate al binario e all’ingresso della casa circondariale hanno mostrato sempre lo stesso volto, con dettagli precisi come i due nei sulla guancia sinistra e gli stessi auricolari infilati nelle orecchie. Circa mezz’ora prima dell’assalto, il numero di cellulare dell’aggressore ha registrato un contatto da un numero mai agganciato in precedenza, un indizio che ha portato i carabinieri sulla pista giusta. L’utenza era stata attivata la mattina stessa, a Padova, per un telefonino usa e getta, un elemento che ha complicato i riconoscimenti iniziali.

La vittima ha subito un’aggressione violenta e senza motivo apparente.

Un collegamento tra il passato e il presente

Il giovane macedone, classe 2004, è stato identificato grazie a una serie di accertamenti di laboratorio e confronti tra i filmati. L’uomo, già in carcere per un motivo diverso, è stato arrestato il giorno dopo l’agguato. La sua vittima, residente a Mestre, era andata a Peseggia per salutare i genitori. Inizialmente, la donna aveva dichiarato di non avere alcun nemico e di non sapere chi fosse l’autore dell’aggressione. Tuttavia, i carabinieri hanno scoperto che la donna riceveva messaggi minatori in lingua macedone, che contestavano la sua relazione con un uomo sposato. La famiglia in questione ha base a Roma, ma la donna era partita per la Macedonia nove giorni prima dei fatti.

Le minacce ricevute potrebbero aver contribuito a spingere l’aggressore a compiere l’atto.

La reazione della famiglia e l’evoluzione della situazione

La madre della donna ha espresso sollievo per l’arresto del responsabile, ma ha anche sottolineato la gravità delle conseguenze subite dalla figlia. «Nostra figlia si sta riprendendo», ha detto, «è tornata a casa, anche se deve presentarsi continuamente in ospedale per la terapia. Non ha ripreso a lavorare, la vita non è tornata alla normalità, per lei. Aspettiamo che la pelle si riformi, che possa superare le conseguenze di quello che ha subito. Rispetto a due mesi fa, però, sono passi avanti importanti: non è più isolata in una stanza. E oggi siamo tutti un po’ scombussolati dalla gioia di sapere che almeno l’esecutore materiale di quel gesto è stato assicurato alla giustizia».

La donna, che non conosceva l’aggressore, ha sottolineato che non c’era alcun collegamento tra lei e il ragazzo. Gli accertamenti dei carabinieri, coordinati dal pubblico ministero Monica Guzzardi, hanno confermato che i due non si conoscevano e che il movente dell’aggressione era difficile da decifrare. Tuttavia, l’ipotesi di un mandato per tradimento rimane una pista da seguire.

  • La vittima è stata soccorsa da una signora del posto, che ha fornito una descrizione del colpevole.
  • Il giovane è stato identificato grazie a dettagli su vestiti, auricolari e una ferita sul ginocchio.
  • La sua vittima ha ricevuto messaggi minatori in lingua macedone.
  • Il 22enne aveva in tasca 3.400 euro in banconote da cento.
  • La famiglia della vittima ha base a Roma, ma lei era partita per la Macedonia.