Furto di strumentazione scientifica dopo l’eclissi: il team Ciss cerca di recuperare i beni rubati

Team Ciss cerca di recuperare strumentazione rubata dopo l’eclissi del 12 agosto 2026

Team Ciss mostra strumentazione rubata dopo l’eclissi, furgone parcheggiato in zona con videocamere
Team Ciss mostra strumentazione rubata dopo l’eclissi, furgone parcheggiato in zona con videocamere

Il team dell’esperimento Ciss, che ha registrato dati scientifici durante l’eclissi totale del Sole del 12 agosto 2026, ha subito un furto di strumentazione durante il viaggio di ritorno dalla Spagna. Nonostante la missione abbia avuto successo e i dati siano salvi, i ricercatori dell’Inaf di Torino, del Cnr Padova e dell’Università di Firenze lamentano la scomparsa di attrezzatura costosa per circa 50mila euro. Il furto è avvenuto mentre il team era in viaggio di ritorno da Observatorio Astrofisico de Javalambre, dove aveva svolto l’esperimento. A distanza di una settimana, non è ancora stato ritrovato nulla, e i ricercatori hanno lanciato un appello per chi potesse imbattersi in parte della refurtiva.

Strumentazione rubata durante il viaggio di ritorno

Il furto è avvenuto durante il viaggio di ritorno da Javalambre, in Spagna, dove il team aveva svolto l’esperimento Ciss, un prototipo di spettrometro costruito ad hoc per osservare la corona solare. Dopo l’eclissi, il team ha caricato il furgone e ha fatto la prima tappa a Perpignan, in Francia, dove ha parcheggiato il veicolo in una zona residenziale monitorata da videocamere. Prima di lasciare il furgone, hanno controllato che tutte le porte fossero ben chiuse. Tuttavia, al ritorno, hanno scoperto che parte del materiale era scomparsa, senza segni di effrazione.

La scomparsa del materiale ha lasciato i ricercatori sorpresi e preoccupati.

Il team ha riferito che il materiale rubato includeva componenti cruciali per l’esperimento, tra cui la montatura equatoriale 10micron GM2000 HPS II, il treppiede, il telescopio guida SharpGuide TKSG70, la camera ASI533MM PRO, il telescopio Borg 76ED, la camera Canon 60Da, il biettivo grandangolare Sigma, i srgenti pen-ray al neon e al mercurio, e il laser 532 nm. Il corpo principale del Ciss, lungo più di due metri e mezzo, è rimasto intatto, ma i componenti più costosi e critici sono scomparsi. Il team ha fornito un elenco dettagliato degli oggetti rubati, sperando che qualcuno possa riconoscerli e contattare l’Inaf o la polizia.

Un furto organizzato e non casuale

Secondo il principal investigator, Federico Landini, il furto sembra essere stato organizzato. «Penso che siano arrivati in modo abbastanza organizzato, perché per trasportare tutto quel materiale non basta un’auto. Serve un altro furgone, magari di dimensioni inferiori al nostro», ha spiegato. Il team ha anche sottolineato che non è credibile pensare che i ladri sapessero di che strumentazione si trattava prima di aprire il furgone. «Forse dopo averlo aperto qualcuno può aver intuito che si trattasse di materiale prezioso», ha aggiunto Landini.

La scomparsa del materiale ha messo in evidenza la fragilità della sicurezza durante i viaggi di ritorno.

Il furgone era parcheggiato in una zona con videocamere di sorveglianza, e il team ha già contattato la gendarmerie per richiedere le immagini. Tuttavia, la gendarmerie non ha mostrato ottimismo nel recuperare i beni. Il team ha anche sottolineato che alcuni oggetti potrebbero essere venduti facilmente, mentre altri, più prettamente astronomici, hanno un mercato di nicchia. L’appello dei ricercatori è rivolto a chiunque possa imbattersi in parte della refurtiva, chiedendo di contattare l’Inaf o la polizia.

Un successo scientifico nonostante il furto

Nonostante il furto, il team ha confermato che la missione scientifica è stata un successo. «Indubbiamente. Negli 87 secondi di eclissi abbiamo ottenuto i primi spettri circolari della corona in una banda del visibile a tre diverse distanze eliocentriche: 1.1, 1.2 e 1.3 raggi solari», ha spiegato Landini. I dati sono salvi e sono tutti in mano al team, sia gli spettri sia le immagini di contesto. «Quello che più conta è che i dati sono salvi: sono tutti in mano nostra», ha concluso. Il team continua a sperare nel recupero dei beni rubati, ma intanto si concentrerà sulle analisi dei dati ottenuti durante l’eclissi. L’appello dei ricercatori rimane aperto, e sperano che qualcuno possa aiutarli a recuperare almeno parte della strumentazione. La scomparsa del materiale rappresenta una ferita, ma i risultati scientifici resteranno, così come le emozioni vissute durante l’esperimento.