Il CV dei fallimenti: un modo per raccontare la scienza senza nascondere i passi falsi
Un professore di Bicocca racconta i fallimenti come parte del percorso scientifico.

Un approccio diverso alla carriera scientifica
Carlo Antonini, professore associato del Dipartimento di Scienza dei Materiali all’Università di Milano-Bicocca, ha deciso di raccontare la sua carriera non solo attraverso i successi, ma anche attraverso i fallimenti. Il suo “CV dei fallimenti” è un documento che mette in luce i progetti non finanziati, le richieste rifiutate e le esperienze di ricerca non concluse. Questo approccio, ispirato a iniziative di altri scienziati, è nato come un esercizio liberatorio per mettere a fuoco il percorso professionale e comprendere cosa ha funzionato e cosa no.
La scienza si costruisce anche attraverso i fallimenti
Per Antonini, il fallimento non è un ostacolo, ma un momento cruciale del processo di ricerca. “Fondamentale, perché quello che facciamo noi è cercare di portare avanti di un pezzettino la frontiera della conoscenza”, spiega. “Andiamo sempre a cercare quello che non capiamo. Quindi è molto probabile che l’idea che mettiamo in campo non funzioni. Capita di inciampare, capita l’esperimento che non funziona: è il normale procedere del lavoro.” Il fallimento è l’opzione più probabile
Questo concetto è alla base del suo articolo pubblicato sulla rivista “Materials Horizon”, in cui Antonini ha sottolineato l’importanza di raccontare anche i momenti di insuccesso. “È un po’ come aver rotto un muro di gomma che c’era e che c’è. Che dobbiamo abbattere”, afferma. L’obiettivo è far comprendere che il fallimento non è un segno di debolezza, ma un passo necessario per arrivare a scoperte significative.
Un percorso di crescita attraverso le porte chiuse
Il CV dei fallimenti di Antonini è un documento che racconta non solo le esperienze di ricerca, ma anche le sfide personali e professionali. “Le porte chiuse sono molte di più di quelle aperte”, osserva. “Però alla fine ne basta una e quando trovi quella giusta devi avere la caparbietà di insistere.” Il dottorato, per esempio, è stato una scelta chiave per diventare un apprendista scienziato, ma la fase del post-dottorato, spesso senza un nome ufficiale, è stata una prova cruciale per sviluppare l’autonomia.
Un momento di “Wow” nella ricerca
Un ricordo particolarmente significativo per Antonini è stato il momento in cui, durante un lavoro di ricerca, hanno scoperto un meccanismo che spiegava un fenomeno complesso. “Quando abbiamo scoperto il meccanismo è stato un momento ‘Wow’, che fa capire il bello del fare scienza”, ricorda. Questo momento ha confermato l’importanza di non smettere di cercare, anche quando le cose sembrano non andare come previsto. Antonini ha scritto il CV dei fallimenti non solo per raccontare la sua storia, ma anche per aiutare le nuove generazioni. “Per questo ho scritto il Cv dei fallimenti e mi rivolgo alle generazioni più giovani che stanno passando attraverso le stesse difficoltà”, spiega. L’obiettivo è far comprendere che il fallimento non è un fine, ma un passo necessario per crescere. “La chiave sta nel passaggio dall’ausiliare ‘sono un fallimento’ a ‘ho fallito’, ricordando che il fallimento è l’opzione più probabile.”Un invito alle nuove generazioni
