CNA: L’artigianato siciliano è un patrimonio in declino ma resiliente
L’artigianato in Sicilia si colloca al di sopra della media nazionale in alcune province, ma segnali di calo preoccupano le associazioni.

L’artigianato in Sicilia rappresenta un patrimonio culturale e economico in declino ma resiliente, come sottolinea la CNA. A livello nazionale, la quota di imprese artigiane sul totale delle imprese attive si attesta al 21,5%, mentre la percentuale di addetti scende al 13,4%. In Sicilia, i valori provinciali mostrano un panorama variegato, con alcune realtà che si collocano al di sopra della media italiana e altre che vi si avvicinano o la superano solo di poco, confermando la storica vocazione manifatturiera e artigianale dell’Isola, ma anche le difficoltà strutturali che attraversano il settore.
Un settore in calo ma con province in testa
La provincia con la maggiore incidenza di imprese artigiane in Sicilia è Enna, con il 26,6%, ben oltre la media nazionale. Seguono Ragusa (22,3%), Messina (21,3%) e Trapani (20,2%). Più distanziate Agrigento (19,9%), Siracusa (18,6%), Caltanissetta (18,3%) e Catania (18,0%). Chiude Palermo con il 16,0%, valore inferiore alla media italiana, segno di una struttura economica più orientata ai servizi e alle attività terziarie.
Per quanto riguarda l’occupazione, il primato regionale spetta ancora a Enna, che con il 22,5% di addetti in imprese artigiane supera ampiamente il dato nazionale (13,4%). A seguire Trapani (19,8%), Messina (19,4%), Ragusa (18,2%) e Agrigento (17,4%). Chiudono Siracusa (14,9%), Catania (13,9%), Caltanissetta (13,6%) e Palermo (13,1%), che conferma una minore incidenza del comparto artigiano in termini occupazionali.
Un calo costante e un campanello d’allarme
Il ridimensionamento del peso dell’artigianato è un fenomeno diffuso in tutta Italia e la Sicilia non fa eccezione. Le perdite più contenute si registrano a Palermo (-3,3%) e Agrigento (-3,5%), mentre i cali più marcati riguardano Enna (-5,7%), Ragusa (-5,0%) e Trapani (-4,3%). Intermedie le flessioni di Siracusa (-3,6%), Catania (-3,7%), Messina (-4,1%) e Caltanissetta (-4,2%). “Questi dati – secondo la Cna Sicilia – confermano che, nonostante l’artigianato resti un settore centrale per l’economia siciliana, specialmente nelle province interne e a vocazione manifatturiera, il suo peso complessivo è in calo, vittima di fattori quali il blocco del ricambio generazionale, la difficoltà nel reperire manodopera qualificata, la burocrazia e la concorrenza dei grandi canali distributivi.”
Un futuro che dipende dall’innovazione e dalla formazione
“I dati fotografano una realtà che conosciamo bene – dichiara Filippo Scivoli, Presidente CNA Sicilia – l’artigianato siciliano è ancora un motore fondamentale per l’occupazione e l’identità produttiva dei nostri territori, come dimostrano i valori di Enna, Ragusa e Trapani, che superano la media nazionale. Ma il calo costante dell’ultimo decennio è un campanello d’allarme che non possiamo ignorare. Serve una svolta: investire sulla formazione, sul ricambio generazionale e sulla semplificazione burocratica per permettere ai nostri artigiani di competere e innovare. Senza queste misure, rischiamo di perdere un patrimonio di competenze e saperi unico al mondo.”
“Il dato che più ci preoccupa – conclude Piero Giglione, Segretario CNA Sicilia – è la difficoltà del settore nel trattenere e attrarre giovani e addetti qualificati. La media nazionale degli occupati nell’artigianato è al 13,4%, e molte province siciliane si attestano su valori simili o inferiori. Questo significa che il nostro artigianato, pur essendo numericamente rilevante, sta perdendo spessore occupazionale e capacità di rinnovamento. Dobbiamo invertire la rotta, sostenendo le imprese artigiane nella transizione digitale e green, e rendendo più attrattivo il lavoro manuale e di bottega. L’artigianato non è un retaggio del passato, ma il futuro del Made in Italy, e la Sicilia ha tutte le carte in regola per essere protagonista.”
