La normativa crypto USA si sposta a settembre: il Senato rinvia il voto su CLARITY
Il Senato USA rinvia il voto sulla legge CLARITY a settembre, mentre Bybit ottiene supporto per tracciare fondi rubati e Bankman-Fried è condannato a 25 anni.

Il Senato degli Stati Uniti ha rinvio il voto sulla legge CLARITY, che mira a regolamentare il mercato delle criptovalute, a settembre. Il deposito della cloture da parte del leader della maggioranza, John Thune, conferma che il testo rimane la priorità legislativa per l’autunno, ma non sarà votato entro agosto. La decisione segue un dibattito interno tra i democratici e i repubblicani, con la richiesta di non procedere al voto in agosto. Il Senato tornerà a Washington il 14 settembre, quando si prevede il primo voto procedurale. La legge CLARITY, se approvata, potrebbe cambiare radicalmente la governance del settore crypto negli Stati Uniti, definendo chi ha il controllo su quali aspetti.
La legge CLARITY e il dibattito su regolamentazione
La legge CLARITY è progettata per creare una struttura di mercato federale per gli asset digitali, chiarendo le responsabilità tra la Securities and Exchange Commission (SEC) e la Commodity Futures Trading Commission (CFTC). Questo è un tema cruciale, poiché la sovrapposizione regolatoria ha ostacolato per anni lo sviluppo dell’industria crypto negli Stati Uniti. Il nodo più delicato riguarda una clausola etica che impedisce a figure di governo, incluso il presidente Donald Trump, di trarre profitto dal settore. Trump ha dichiarato guadagni superiori a un miliardo di dollari dalle sue attività legate alle criptovalute nel 2025, e i senatori Thom Tillis e Ruben Gallego hanno inviato alla Casa Bianca una controproposta più severa rispetto al testo negoziato da Lummis.
Bybit ottiene supporto per tracciare fondi rubati
Un tribunale federale ha concesso a Bybit il via libera per la discovery accelerata, permettendogli di tracciare parte dei fondi sottratti nel furto da 1,5 miliardi di dollari legato alla Corea del Nord. La causa, già depositata contro Pyongyang e il gruppo Lazarus, ha ricevuto un sostegno concreto per identificare presunti intermediari e recuperare una parte tracciabile dei fondi. Bybit sostiene che alcuni asset siano finiti su piattaforme con infrastrutture negli Stati Uniti, e ha chiesto identità dei titolari degli account, saldi e cronologie delle transazioni. L’autorizzazione del tribunale offre a Bybit una via pratica per agire, senza dover contare esclusivamente su una sentenza contro uno Stato difficile da perseguire.
Nel Regno Unito, il presidente di Reform UK, Lee Anderson, ha richiesto un’indagine su una donazione politica da 50.000 dollari collegata a Sam Bankman-Fried, l’ex CEO di FTX. La somma sarebbe arrivata al segretario alla Difesa Wes Streeting tramite un think tank legato a Bankman-Fried. La vicenda si aggiunge a un contesto di crescente attenzione sulle regole di finanziamento politico legate al settore crypto. In parallelo, una corte d’appello statunitense ha confermato la condanna per frode e la pena a 25 anni di carcere per Bankman-Fried, riducendo i margini per contestare la sentenza. L’ex amministratore delegato di FTX resta la figura simbolo del collasso crypto del 2022, con il suo nome che continua a riemergere in vicende legali e politiche distanti dal caso originario.
La normativa crypto USA si muove verso un futuro più definito, con il Senato che si prepara a prendere una decisione chiave a settembre. La legge CLARITY, se approvata, potrebbe rappresentare un passo importante verso una regolamentazione più chiara e trasparente per il settore. Intanto, Bybit e Bankman-Fried continuano a essere al centro di dibattiti legali e politici, che riflettono l’impatto crescente delle criptovalute sulle istituzioni e sulle economie globali.
