Vigili urbani di Milano coinvolti in inchiesta per arresti illegittimi e peculato
Cinque vigili urbani di Milano arrestati per aver organizzato un arresto illegale contro un pusher, accusati di peculato e falso ideologico.

Il 16 luglio scorso, a Milano, cinque vigili urbani sono stati coinvolti in un episodio che ha scatenato un’inchiesta per arresti illegittimi, peculato e falso ideologico commesso dal pubblico ufficiale. Tra i protagonisti c’è la commissaria Ilenja Sabato, 43 anni, e quattro agenti: Denni Dileo, Mattia Rignanese, Rosario Piscopo e Vincenzo Compagnone. Tutti sono accusati di aver organizzato un arresto non conforme alle norme, con l’obiettivo di trarre in arresto un soggetto con precedenti specifici. Il gip Elio Sparacino ha sottolineato che i cinque «infedeli servitori dello Stato» hanno agito «facendo spregio delle più basilari regole di deontologia e correttezza professionale».
Un piano organizzato per un arresto
Secondo l’ordinanza del gip, l’arresto del pusher era stato «organizzato nei minimi dettagli» da parte degli indagati, con l’unica finalità di trarre in arresto un soggetto con precedenti. Il pusher, un 29enne, aveva appena venduto un mezzo chilo di hashish quando è stato bloccato da un agente in borghese, che gli ha chiesto se avesse un accendino e, poco dopo, l’ha ammanettato. La compratrice, però, era falsa e adesso è indagata anche lei. Si tratta della sorella di un altro presunto pusher, che ha ammesso di aver acquistato 2 grammi di fumo il 31 luglio. L’episodio è stato documentato da telecamere, ma il pusher ha improvvisamente dato l’allarme e si è dato alla fuga.
Un sistema di controllo remoto
L’inchiesta ha anche evidenziato un aspetto inquietante: durante l’arresto, la telecamera che avrebbe potuto inquadrare la scena si è improvvisamente bloccata, ma è tornata a funzionare «grazie, con ogni evidenza, a un comando dato da remoto». Questo ha suscitato sospetti su un eventuale supporto di ulteriori soggetti esterni. Il giudice ha chiesto di approfondire l’eventuale «supporto di ulteriori soggetti», che potrebbero aver contribuito a orchestrare l’intero episodio. La procura sta indagando sui possibili precedenti dell’episodio.
Il gip Sparacino ha segnalato che sono stati prodotti atti d’indagine relativi ad altri due arresti, che dimostrano come gli indagati siano soliti operare «arresti in assenza dei presupposti di legge, per poi falsificare gli atti presentati all’autorità giudiziaria». Uno di questi risale al primo agosto, quando un pusher è stato fermato in borghese da agenti che hanno firmato un verbale per l’arresto. Il cliente ha ammesso l’acquisto di 2 grammi di fumo, ma l’episodio è stato considerato illegittimo. La deontologia dei vigili urbani è sotto esame.
La squadretta di vigili di Milano è stata scoperta grazie a un’indagine su un caso di peculato e falsificazione di atti. I soldi sono i 1.450 euro incassati da uno spacciatore per mezzo chilo di hashish, quella droga poi ricomparsa nella sua auto. Per questo il pm Giovanni Tarzia ha cominciato le indagini sui vigili. E così sono stati arrestati la commissaria Ilenja Sabato, 43 anni, e i suoi agenti: Denni Dileo, 27 anni, Mattia Rignanese, 28, Rosario Piscopo, 35, e il 54enne Vincenzo Compagnone. Che, scrive oggi il Corriere della Sera, era già finito nel caso della transgender Bruna. Tutti sono accusati di arresto illegale, peculato e falso ideologico commesso dal pubblico ufficiale.
