Zenita Group, trasferimenti di 74 dipendenti da Napoli: sindacati temono licenziamenti mascherati

Zenita Group annuncia trasferimenti di 74 dipendenti da Napoli, sindacati temono licenziamenti mascherati e mancanza di confronto

Dipendenti di Zenita Group si radunano davanti alla prefettura di Napoli, protestano contro i trasferimenti di lavoro
Dipendenti di Zenita Group si radunano davanti alla prefettura di Napoli, protestano contro i trasferimenti di lavoro

Trasferimenti di 74 dipendenti da Napoli: sindacati temono licenziamenti mascherati

La vertenza Zenita Group si intensifica a Napoli, dove i sindacati Fiom, Fim e Uilm hanno organizzato un presidio davanti alla prefettura per protestare contro il piano industriale che prevede il trasferimento di 74 dipendenti dalla sede campana. L’azienda, che opera nel settore Ict, ha annunciato una concentrazione delle funzioni aziendali a Milano e Roma, ma i sindacati temono che si tratti di un’operazione di licenziamenti mascherati, nonostante la società abbia sottolineato che non ci sarà chiusura di sedi né esuberi.

La decisione non è vista come un’evoluzione ma come un’azione di taglio del personale.

Secondo quanto riferito, il piano industriale prevede il trasferimento di 136 dipendenti in tutta Italia, con 74 che lasciano Napoli. Tra questi, 58 andranno a Roma e 16 a Salerno, mentre resteranno 36 dipendenti a Napoli. Tuttavia, i sindacati, guidati da Mauro Cristiani e Adele De Cocco, hanno espresso forte preoccupazione, sottolineando che la decisione non rispetta gli impegni sottoscritti con la Regione Campania e che la società ha rifiutato di attendere il tavolo di confronto al Mimit previsto a settembre.

Un piano di rinnovamento societario, ma senza dialogo

L’azienda ha spiegato che il piano è parte di una strategia di razionalizzazione del proprio footprint operativo, mirata a concentrare le funzioni aziendali nei poli maggiori di Milano e Roma. L’obiettivo è trasformare il gruppo da un operatore orientato alla vendita in un’azienda specializzata nella progettazione e gestione di servizi digitali ad alto valore aggiunto. Tra i pilastri del piano, si annoverano anche l’efficienza operativa, il contenimento dei costi e la sostenibilità del know-how.

La mancanza di un confronto con i sindacati alimenta le tensioni.

La Fiom ha espresso preoccupazione per la compatibilità del piano con gli impegni sottoscritti, tra cui il protocollo che impegna la società a non cessare l’attività economica nelle unità produttive interessate al progetto “Starting-5G Soluzioni Sw”. Il segretario Cristiani ha inviato una lettera al governatore Roberto Fico e agli assessori regionali per sottolineare l’importanza di un confronto serio e trasparente. La società, però, ha rifiutato di attendere il tavolo di settembre, aumentando ulteriormente le tensioni.

Scioperi e presidio: la protesta si fa sentire

La vertenza ha già visto settimane di scioperi e tensioni, culminando in un presidio davanti alla prefettura di Napoli. Il sindaco De Luca, in un’intervista, ha sottolineato che la strada è il metodo per affrontare le questioni, ma i sindacati non vedono in questa frase un’indicazione di dialogo concreto. La protesta si è intensificata anche a causa della mancanza di un confronto serio, che i sindacati ritengono indispensabile per salvaguardare i posti di lavoro e i diritti dei dipendenti.

La situazione rimane tesa e la risposta sindacale è ferma.

La decisione di avviare i trasferimenti durante la pausa estiva ha suscitato ulteriore preoccupazione, con i sindacati che ritengono che questo tempismo non permetta un confronto reale. La Fiom ha espresso la sua contrarietà al piano, ritenendolo inaccettabile per i lavoratori della sede di Napoli. La situazione, quindi, resta in bilico tra le esigenze aziendali e le richieste dei sindacati, con un clima di tensione che non sembra destinato a calmarsi presto.