Vittorio Sereni, un inedito ritrovato tra poesia e amicizia

Un inedito di Vittorio Sereni ritrovato in un archivio, rivelando la sua poetica giovanile e le sue relazioni.

Un archivio contiene un dattiloscritto di Vittorio Sereni, con poesie giovanili e dedica a un amico
Un archivio contiene un dattiloscritto di Vittorio Sereni, con poesie giovanili e dedica a un amico

Un dattiloscritto di Vittorio Sereni, ritrovato in un archivio, ha restituito un’immagine nitida del poeta appena arrivato a Milano. Il futuro direttore letterario della Mondadori, all’epoca poco più che ventenne, dedicò a Piero Gazzola una raccolta di diciotto poesie, disposte in ordine cronologico, che rappresenta il primo tentativo di mettere in bella copia la sua produzione giovanile. Le poesie, che provengono per la maggior parte dai “quaderni verdi”, testimoniano l’impatto dell’arrivo in città e l’interazione con l’università. La dedica «A Piero con affetto di figlio» suggerisce un’amicizia intensa, non continuata dopo gli anni giovanili ma comunque significativa.

Un inedito tra poesia e storia

Il dattiloscritto, donato a Piero Gazzola, include alcune poesie dei “quaderni verdi”, a volte modificati e riconfigurati per dare vita a un “romanzo” stagionale. La poesia «Cantilena di dicembre» conclude questa raccolta e dialoga retrospettivamente con la figura di Lilia, la ragazza che era la sua musa. La datazione «Dicembre 1933» e il luogo «Milano» indicati nella poesia sottolineano l’importanza del contesto e del tempo. La poesia «Poesia della grande città», probabilmente il più interessante della raccolta, affronta a viso aperto il paesaggio sonoro della città moderna, con parole come «asfalto», «velivoli», «telegrafi», «acciaio», «stazioni», «elettriche», «sassofoni». Questa poesia, finora non nota, rappresenta un passo significativo nella carriera poetica di Sereni.

Un’amicizia e un’educazione poetica

La relazione tra Sereni e Gazzola si sviluppa all’interno dell’Università di Milano, dove entrambi frequentavano corsi universitari. Gazzola, maggiore di cinque anni e già laureato in Architettura, era un’importante figura nel campo del restauro e della tutela dei monumenti. L’archivio di Gazzola, conservato nella casa di San Ciriaco in Valpolicella, testimonia una viva passione per le lettere e per l’arte. La dedica del dattiloscritto di Sereni a Gazzola suggerisce un’amicizia non solo intellettuale ma anche personale, che si sviluppò nel contesto di un’epoca cruciale per la cultura italiana. L’educazione poetica di Sereni, influenzata da letture scolastiche e da docenti come Antonio Banfi, si riflette in una forma metrica che, sebbene lontana dall’attualità, dimostra una cultura poetica ben radicata.

La poesia «Poesia della grande città» è un esempio di come Sereni abbia affrontato il paesaggio urbano con una sensibilità poetica unica. La descrizione del «scroscio di piova» e della «sirena di mezzogiorno» evoca un’immagine della città moderna, in cui la bellezza e la tensione si fondono. La poesia, con la sua struttura e il suo linguaggio, anticipa temi che saranno sviluppati in opere più mature, come «Strumenti umani». L’archivio Gazzola offre altre testimonianze di questo ambiente studentesco, in cui la poesia aveva una circolazione speciale, nel segno dell’amicizia e della condivisione intellettuale.

Un’eredità poetica e culturale

Il ritrovamento del dattiloscritto di Sereni non solo restituisce un inedito, ma anche un frammento della sua eredità poetica e culturale. La poesia «Poesia della grande città» rappresenta un passo significativo nella sua carriera, in cui il poeta esplora il paesaggio urbano con una sensibilità poetica unica. La sua produzione giovanile, con le sue radici nei “quaderni verdi”, mostra una dipendenza dalle letture scolastiche, ma anche una capacità di innovazione e di adattamento al contesto moderno. L’archivio Gazzola, con le sue testimonianze, offre un quadro completo dell’ambiente in cui Sereni ha sviluppato la sua poetica, in un’epoca cruciale per la cultura italiana.