Trader italiani, preferenza per la profondità rispetto all’ampiezza

Trader italiani si concentrano su mercati conosciuti, preferendo esperienza a diversificazione.

La preferenza per la profondità rispetto all’ampiezza caratterizza i trader italiani, come emerge da una ricerca condotta da Capital.com su 1.148 investitori ad alto reddito in Italia, Germania e Polonia. Il 28% dei trader italiani dichiara di operare sui mercati finanziari da oltre sei anni, una percentuale superiore a quella tedesca (18%) e polacca (16%). L’età media dei trader italiani è pari a 44 anni, un valore più elevato rispetto ai due Paesi europei considerati. Tuttavia, questa esperienza non si traduce in una maggiore diversificazione del portafoglio: il 26% degli italiani dichiara di non possedere alcun investimento al di fuori dei mercati nei quali opera, contro il 23% in Germania e il 18% in Polonia.

Concentrazione su mercati conosciuti

La concentrazione sugli strumenti che si conoscono meglio è un tratto distintivo del profilo italiano. Il 34% degli italiani detiene oro fisico e gioielli, contro il 45% dei tedeschi e il 54% dei polacchi. Per le opere d’arte da collezione, le quote sono rispettivamente del 12%, 18% e 33%. Il distacco è ancora più marcato nel caso delle startup: il 9% degli italiani investe in questa categoria, contro il 24% in Germania e il 22% in Polonia. Questo fenomeno riflette una strategia di investimento basata sulla conoscenza approfondita di un settore, piuttosto che sulla diversificazione.

La preferenza per la profondità non implica l’assenza di rischio. “Questa concentrazione rappresenta essa stessa un rischio da considerare, non solo un segno di competenza”, sottolinea Christoforos Soutzis, CEO Europe di Capital.com. La distinzione è rilevante alla luce dei dati sulla diversificazione: conoscere più a fondo un mercato non significa necessariamente distribuire il rischio su più attività.

Analisi autonoma e minor peso per l’intelligenza artificiale

Un altro aspetto distintivo dei trader italiani è l’importanza data all’analisi personale. Il 71% degli intervistati afferma di affidarsi principalmente alle proprie analisi, una percentuale simile a quella della Polonia e inferiore a quella della Germania (78%). Il peso dell’intelligenza artificiale nei processi decisionali è invece inferiore: il 43% dei trader italiani utilizza strumenti basati su algoritmi, contro il 57% dei tedeschi e il 62% dei polacchi. Anche i report di ricerca istituzionali e gli analisti finanziari indipendenti vengono utilizzati in misura inferiore rispetto ai due Paesi europei.

La scelta di investire in mercati conosciuti riflette un approccio di lungo periodo. “I trader italiani coinvolti nella nostra ricerca hanno impiegato più tempo a costruire competenze nei mercati in cui operano rispetto ai colleghi tedeschi e polacchi”, afferma il manager. “Una maggiore propensione all’analisi autonoma riflette il tipo di decisione informata che nasce da tempo ed energie reali investiti in un settore scelto, non semplicemente una preferenza per una fonte di informazione rispetto a un’altra.”

La preferenza per la profondità rispetto all’ampiezza si accompagna a una maggiore autonomia nel processo decisionale. Gli strumenti di analisi basati sull’intelligenza artificiale sono utilizzati dal 43% dei trader italiani, contro il 57% dei tedeschi e il 62% dei polacchi. Per gli analisti finanziari indipendenti le percentuali sono rispettivamente del 55%, 63% e 64%; per i report di ricerca istituzionali del 53%, 65% e 64%. Questo quadro sottolinea una scelta di investimento che privilegia l’esperienza e la conoscenza approfondita di un settore, piuttosto che la diversificazione. La strategia italiana, quindi, si colloca in un equilibrio tra competenza e rischio, con una preferenza per la profondità che si traduce in una gestione del portafoglio più concentrata ma meno diversificata.