Strage di Erba, la Cassazione chiude il caso: «No alla revisione del processo per Rosa e Olindo». Ma loro valutano ricorso a Corte Europea

La Cassazione ha rigettato il ricorso per la revisione del processo per la strage di Erba. I coniugi condannati all’ergastolo valutano un ricorso alla Corte Europea.

Strage di Erba, la Cassazione chiude il caso: «No alla revisione del processo per Rosa e Olindo». Ma loro valutano ricorso a Corte Europea
Strage di Erba, la Cassazione chiude il caso: «No alla revisione del processo per Rosa e…

La Cassazione ha definitivamente chiuso il caso della strage di Erba, rigettando il ricorso presentato dai difensori di Rosa e Olindo Bazzi, condannati all’ergastolo per l’omicidio di cinque persone avvenuto il 11 dicembre 2006. La decisione, resa il 25 marzo 2025, ha sancito che non ci sarà una revisione del processo, né un nuovo procedimento. I giudici hanno accolto le argomentazioni della Procura generale, che aveva definito le nuove prove avanzate dalla difesa come «mere e astratte congetture». La sentenza chiude definitivamente una vicenda giudiziaria che ha segnato un episodio drammatico del dopoguerra italiano, con cinque vittime e un sopravvissuto gravemente ferito.

La difesa valuta un ricorso alla Corte Europea

L’avvocato Fabio Schembri, difensore di Olindo e Rosa Bazzi, ha espresso «grande amarezza» per il verdetto della Cassazione, ma ha annunciato che i coniugi valuteranno un ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. «Valuteremo ricorso alla Corte Europea ma noi oggi ci attendevamo un annullamento da parte della Cassazione», ha detto Schembri. La strada del ricorso europeo era già stata intrapresa per la sentenza di merito, ma in questo caso si concentrerà sulla questione legata alla revisione del processo. I difensori hanno sottolineato che le prove presentate, tra cui la testimonianza del sopravvissuto Mario Frigerio e le tracce ematiche, non sono state considerate sufficienti per modificare la sentenza.

Le motivazioni della Cassazione

La Cassazione ha accolto le conclusioni della Corte d’Appello di Brescia, che aveva già respinto l’istanza di revisione come inammissibile. I giudici hanno sottolineato che le nuove prove non sono in grado di smontare i pilastri della sentenza di condanna, che si basa soprattutto sulle dichiarazioni del sopravvissuto, sulle confessioni dei coniugi e sulle tracce ematiche. Il pg Giulio Monferini ha sottolineato che «le cosiddette prove nuove sono mere congetture, astratte». La difesa aveva avanzato un documento di oltre cento pagine, ma i giudici hanno ritenuto che non presentino novità sufficienti a modificare l’esito del processo.

La Corte d’Appello di Brescia aveva già respinto la richiesta di riapertura del processo, considerando inammissibile l’istanza di revisione. I giudici hanno analizzato in particolare la testimonianza di Mario Frigerio, il marito della vittima Valeria Cherubini, che aveva riferito di aver visto i coniugi mentre uccidevano. La difesa aveva sostenuto che la testimonianza fosse influenzata dall’inalazione del fumo dell’incendio, ma i giudici bresciani hanno ritenuto che fosse attendibile. Le confessioni di Olindo e Rosa, poi ritrattate, sono state considerate inutili per svalutare le prove esistenti.

La strage di Erba e le sue conseguenze

La strage di Erba, avvenuta il 11 dicembre 2006, ha causato la morte di Raffaella Castagna, Youssef Marzouk (2 anni), Paola Galli (56 anni), Valeria Cherubini (55 anni) e Mario Frigerio (73 anni), ferito e successivamente morto. La vittima sopravvissuta, Valeria Cherubini, ha raccontato in sentenza che i coniugi avevano ucciso i loro vicini con una spranga e coltelli, e avevano appiccato l’incendio per cancellare le tracce. La difesa aveva sostenuto che le confessioni fossero state influenzate da carabinieri e inquirenti, ma i giudici hanno ritenuto che non fossero sufficienti a modificare la sentenza.

La decisione della Cassazione chiude definitivamente la vicenda giudiziaria su uno degli omicidi più efferati del dopoguerra. I coniugi Bazzi, condannati all’ergastolo, attendono il verdetto finale, mentre i loro difensori valutano l’ultima possibilità di far valere i loro diritti attraverso un ricorso alla Corte Europea. La sentenza ha sancito che non ci sarà alcun nuovo processo, e la vicenda si chiuderà con la condanna definitiva.