Stefano Marcelli, giornalista Rai, è morto a 71 anni: un’esperienza di rigore e passione
Morto a 71 anni Stefano Marcelli, ex inviato Rai noto per inchieste su rifiuti tossici e reportage internazionali.

Stefano Marcelli, ex inviato Rai e caporedattore del Tgr della Toscana, è morto a 71 anni. Il giornalista, noto per la sua lunga e intensa carriera nel settore, ha lasciato un’impronta indelebile nel mondo del giornalismo italiano. NATO e cresciuto in Toscana, Marcelli ha dedicato la sua vita alla ricerca di verità, documentando eventi di grande rilevanza nazionale e internazionale. Tra i suoi reportage più significativi, quelli sull’inchiesta sui rifiuti tossici in Nigeria, dove fu sequestrato durante un’indagine, e la copertura della caduta del Muro di Berlino. La notizia del decesso è stata annunciata da Sandro Bennucci, presidente dell’Associazione Stampa Toscana, Giampaolo Marchini, presidente dell’Ordine dei Giornalisti toscano, e Maria Adele De Francisci, caporedattrice di Rai Toscana.
Un’esperienza di rigore e passione
Marcelli ha iniziato la sua carriera giovanile sulla carta stampata, prima di entrare nel servizio pubblico televisivo. Ha fondato e diretto la rivista di cultura Reeds e ha condotto servizi e inchieste sulla politica e l’amministrazione di Firenze, durante l’epoca del sindaco Elio Gabbuggiani. Successivamente, ha approdato in Rai, dove è diventato caporedattore nel capoluogo toscano e poi inviato speciale. Il suo lavoro ha sempre combinato passione e rigore, due elementi che lo hanno reso un giornalista autorevole e rispettato.
Il giornalismo vero richiede passione e rigore, due qualità che Stefano Marcelli ha incarnato per tutta la sua carriera.
Un’inchiesta che lo ha segnato
Uno dei momenti più significativi della sua carriera è stato il suo coinvolgimento in un’inchiesta sui rifiuti tossici in Africa. Durante l’indagine, Marcelli è stato sequestrato in Nigeria, un episodio che ha messo in luce l’impegno e la determinazione con cui ha svolto il suo lavoro. L’inchiesta ha portato alla luce problemi ambientali e sanitari gravi, e Marcelli ha documentato i fatti con una rigorosa e precisa attenzione. Il suo reportage ha contribuito a sensibilizzare l’opinione pubblica e a spingere le autorità a prendere provvedimenti.
Non solo in Africa, Marcelli ha seguito eventi di grande rilevanza internazionale, come la strage del Moby Prince, la guerra nell’ex Jugoslavia, la nascita dell’integralismo in Algeria e l’indagine sul traffico di rifiuti tossici. Ha anche documentato la caduta del Muro di Berlino, un momento storico che ha segnato la fine della Guerra Fredda. Il suo lavoro ha sempre avuto un impatto significativo, grazie alla sua capacità di raccontare con autorevolezza e profondità.
Un ricordo di solidarietà e professionalità
La sua morte ha suscitato un grande cordoglio tra colleghi, sindacati e istituzioni. Il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, ha espresso il suo dolore e ha ricordato come Marcelli avesse sempre avuto un occhio critico e attento sulle questioni del Paese e del mondo. “Non si fa giornalismo vero senza passione e senza rigore, e passione e rigore hanno attraversato tutta la lunga esperienza professionale di Stefano Marcelli”, ha detto Giani. La sua carriera è stata caratterizzata da una profonda solidarietà e da un impegno costante per la verità. Il suo lavoro rimarrà una testimonianza preziosa per chiunque voglia avvicinarsi alla professione giornalistica. La famiglia e i suoi colleghi esprimono la loro vicinanza e il loro affetto, ricordando un uomo che ha dedicato la sua vita alla ricerca della verità e alla lotta per la giustizia.
