Somalia, la crisi costituzionale mette a rischio lo Stato federale
La Somalia vive una crisi istituzionale che rischia di destabilizzare il Paese e il Corno d’Africa, con il presidente Hassan Sheikh Mohamud al centro delle tensioni.

La Somalia al centro di una crisi istituzionale
La Somalia vive un momento cruciale per la sua storia recente, con il presidente Hassan Sheikh Mohamud al centro di una crisi costituzionale che rischia di mettere in discussione l’assetto dello Stato federale. Il 28 dicembre 2025, il capo dello Stato ha tenuto un discorso davanti al Parlamento federale a Mogadiscio, dove ha espresso preoccupazione per la mancanza di consenso su una riforma costituzionale che potrebbe rafforzare il potere esecutivo. La situazione si è aggravata a inizio giugno 2026, quando violenti scontri tra forze governative e milizie dell’opposizione hanno riportato la violenza nelle strade della capitale. La crisi non riguarda solo la sicurezza, ma il futuro assetto dello Stato e il rapporto tra Governo centrale e Stati federati.
Una riforma che rischia di dividere
La riforma costituzionale, volta a superare il sistema di rappresentanza clanica “4.5”, ha suscitato forti divergenze. Il presidente Mohamud ha accelerato i tempi della revisione, cercando di aprire la strada al suffragio universale. Tuttavia, ex Presidenti, ex Primi Ministri e parlamentari ritengono che una modifica di questa portata avrebbe dovuto seguire un processo realmente condiviso con gli Stati federati. La mancanza di un ampio consenso rischia di compromettere la legittimità politica e di acuire le tensioni tra centro e periferia. L’approvazione, nel marzo 2026, degli emendamenti che rafforzano i poteri della Presidenza ha ulteriormente acceso le divisioni. Il presidente sostiene che tali modifiche gli consentano di rimanere in carica fino a maggio 2027, mentre l’opposizione rifiuta qualsiasi proroga senza un accordo politico esplicito.
La reazione degli Stati federati e la comunità internazionale
La crisi ha suscitato preoccupazione anche a livello internazionale. La comunità internazionale, tra cui le Nazioni Unite, l’Unione Africana e l’IGAD, ha invitato le parti a riprendere il dialogo. Tuttavia, la situazione si complica ulteriormente con la decisione degli Stati Uniti di non sostenere oltre il 2026 il meccanismo ONU che garantisce il supporto logistico alla missione AUSSOM. Questo disimpegno potrebbe ridurre la presenza operativa della missione, rallentando il trasferimento delle responsabilità alle autorità somale. La campagna contro al-Shabaab, che si basa sulla cooperazione tra il governo federale, gli Stati membri, le forze locali e i partner internazionali, rischia di indebolirsi se lo scontro politico dovesse protrarsi.
Un modello di Stato in bilico
La crisi non riguarda solo il futuro politico di Hassan Sheikh Mohamud, ma anche il modello di Stato che la Somalia intende costruire dopo più di trent’anni di conflitti. Per il Governo, un esecutivo più forte rappresenta la condizione necessaria per superare definitivamente il sistema clanico. Per l’opposizione e gli Stati federati, invece, una centralizzazione priva di un ampio consenso rischia di compromettere il già fragile equilibrio federale. Da questo confronto dipenderanno non solo la stabilità interna del Paese, ma anche gli equilibri geopolitici del Corno d’Africa e la sicurezza di una delle principali rotte commerciali tra il Mar Rosso e l’Oceano Indiano.
