Rubavano la corrente con magnete sul contatore: denunciati a Treviso
Due titolari di attività commerciale a Quinto di Treviso denunciati per furto di energia elettrica. Un magnete nascosto sul contatore ha ridotto i consumi del 97% per cinque anni.

Un’operazione della Guardia di finanza ha scoperto un sofisticato sistema di sottrazione di energia elettrica a Quinto di Treviso, dove due titolari di un’attività commerciale sono stati denunciati per aver rubato corrente mediante l’utilizzo di un magnete posizionato sul contatore. Il dispositivo avrebbe ridotto artificialmente i consumi registrati del 97 per cento, permettendo ai gestori dell’esercizio di pagare bollette pressoché nulle per un periodo di cinque anni.
Il trucco del magnete e i consumi falsati
La frode è stata scoperta durante un controllo che ha rivelato come il magnete nascosto sul contatore alterasse completamente la misurazione dei consumi. Secondo le indagini della finanza, il dispositivo ha consentito ai due denunciati di far sparire dal registro del contatore la quasi totalità dell’energia elettrica effettivamente utilizzata dall’attività. Il meccanismo aveva funzionato indisturbato, permettendo ai responsabili di beneficiare di bollette ridotte al minimo per ben cinque anni consecutivi.
Un’attività commerciale in condizioni normali genera una domanda significativa di energia elettrica per il funzionamento quotidiano di attrezzature, illuminazione e sistemi di climatizzazione. Nel caso scoperto a Quinto di Treviso, il ricorso al magnete ha impedito che questa consumo venisse regolarmente registrato dal contatore, trasformando una bolletta che dovrebbe essere considerevole in un documento con importi quasi irrisori.
Il danno economico e l’entità del furto
Nel corso dei cinque anni in cui il sistema è rimasto attivo, i due titolari hanno sottratto quasi 187mila kilowattora di energia elettrica, come riferisce trevisotoday.it. Il valore economico della corrente rubata corrisponde a oltre 32mila euro in bollette non pagate, una cifra notevole che rappresenta il danno complessivo provocato ai danni del fornitore di energia e indirettamente della comunità. Il furto di energia costituisce un reato che comporta conseguenze legali significative per i responsabili e incide anche su aspetti di sicurezza e integrità della rete elettrica.

L’operazione della Guardia di finanza a Quinto di Treviso non è un episodio isolato nel territorio del Veneto. Il ricorso a magneti, bypass e altri dispositivi per alterare il funzionamento dei contatori rappresenta una pratica che viene scoperta con una certa frequenza, sebbene la sofisticazione del metodo impiegato in questo caso — che ha raggiunto una riduzione dei consumi del 97 per cento — lo collocava tra i casi più eclatanti.
La scoperta evidenzia come i controlli e le verifiche sui contatori rimangono uno strumento decisivo per contrastare le frodi nel settore energetico. Le tecniche utilizzate dai truffatori evolvono costantemente, richiedendo ai corpi di controllo un aggiornamento continuo delle metodologie di ispezione e una vigilanza più capillare su comportamenti anomali nei consumi dichiarati.
I due denunciati dovranno ora rispondere dei reati contestati dalle autorità. Oltre alle conseguenze penali che potranno derivare dal procedimento giudiziario, i responsabili saranno verosimilmente chiamati a risarcire il danno economico procurato dal furto di energia, secondo quanto previsto dalla normativa vigente su questo tipo di illeciti. L’operazione rappresenta un importante segnale da parte delle istituzioni sulla tolleranza zero verso i furti di servizi pubblici essenziali.
