Riccardo Magi in digiuno per la democrazia, critica la legge elettorale e il Melonellum

Riccardo Magi, leader di +Europa, in digiuno per protestare contro la legge elettorale, che considera antidemocratica e favorisce i partiti esistenti.

Riccardo Magi, leader del partito +Europa, continua il suo sciopero della fame contro la legge elettorale, ribattezzata “Melonellum”, che considera un attacco al pluralismo democratico. Dopo oltre una settimana di digiuno, il deputato ha confermato di assumere solo due cappuccini e un succo di frutta al giorno, mantenendo una posizione di forte protesta. La sua azione, che ha visto l’adesione di oltre 110 persone, si svolge in un contesto di tensione politica e dibattito su una riforma che, secondo Magi, privilegia i partiti esistenti e limita la partecipazione delle nuove forze politiche.

Disparità tra partiti storici e nuove idee

La legge elettorale approvata dal Senato prevede un aumento delle firme necessarie per presentare una lista in tutto il territorio nazionale, passando da 1.500-2.000 a 6.000-7.000 firme. Per un nuovo soggetto politico, questa soglia si alza a 450 mila firme, una cifra superiore ai voti ottenuti da alcuni partiti oggi rappresentati in Parlamento. L’esenzione riservata ai partiti già parlamentari crea una netta disparità di trattamento, escludendo le nuove idee dalla competizione elettorale. Magi ha definito il provvedimento un “colpo di Stato elettorale” che permette a una minoranza di diventare maggioranza schiacciante.

Un altro punto critico della legge è il divieto di utilizzare la firma digitale (SPID) per raccogliere firme online, nonostante questa piattaforma sia già validata dallo Stato per referendum e leggi di iniziativa popolare. Magi ha sottolineato l’assurdità di questa norma, affermando che la firma digitale è considerata sicura per pagare le tasse ma non per la presentazione delle liste. Questo divieto, secondo lui, è un ulteriore sbarramento per le nuove forze politiche, che non possono utilizzare strumenti già riconosciuti per partecipare al processo democratico.

La protesta e il voto finale

La protesta di Magi, che ha visto l’adesione di oltre 110 persone, si svolge in un contesto di crescente tensione. Il voto finale alla Camera è in calendario il 7 ottobre, data in cui dovrebbe terminare il digiuno. Il deputato, monitorato da un medico di fiducia, ha ribadito la sua determinazione a proseguire per smuovere la maggioranza e richiedere modifiche sostanziali alla legge. La sua azione, radicata nella tradizione radicale e nella nonviolenza attiva, rappresenta un simbolo di protesta per la democrazia e la rappresentanza dei cittadini.

La legge elettorale, che mira a evitare una “proliferazione incontrollata” delle liste, è stata smentita dai dati reali: alle elezioni del 2022 le liste ammesse sono state 23, il minimo storico dal 1976, dimostrando che il rischio di affollamento sulle schede è inesistente. La protesta di Magi, quindi, non solo si basa su una critica politica, ma anche su una valutazione dei dati e del contesto reale. Il suo digiuno, che ha visto l’adesione di un gruppo di persone, rappresenta un atto di pressione morale e costituzionale, in linea con la tradizione radicale e con la pratica del Satyagraha.

Il deputato ha anche ricevuto un messaggio dalla premier, Giorgia Meloni, che ha espresso interesse per la sua azione. Tuttavia, Magi ha dichiarato di voler proseguire fino all’ultimo momento utile per stimolare un ripensamento da parte dell’Esecutivo. La sua azione, che ha visto l’adesione di un gruppo di persone, rappresenta un simbolo di protesta per la democrazia e la rappresentanza dei cittadini.