Quinn Ellis, un british-siciliano a New York: il trasferimento in Italia fu il suo canestro più importante

Quinn Ellis, cestista inglese, racconta il trasferimento in Italia come il momento più importante della sua carriera. Con i consigli di nonna, vola a New York per giocare in NCAA.

Quinn Ellis, un cestista inglese, si prepara a giocare in NCAA a New York dopo aver vissuto l'esperienza in Italia
Quinn Ellis, un cestista inglese, si prepara a giocare in NCAA a New York dopo aver vissuto l’esperienza in Italia

Quinn Ellis, un cestista inglese di origine siciliana, ha definito il trasferimento in Italia il momento più importante della sua carriera. Dopo aver vinto lo Scudetto con l’Olimpia Milano, il giocatore si prepara a vivere un nuovo capitolo della sua vita a New York, dove giocherà in NCAA 2026/2027. Il passaggio da Londra a Capo d’Orlando nel 2019, con l’esperienza in squadre come Trento e Milano, lo ha trasformato in un atleta di livello internazionale. «Trasferirmi in Italia è stato il mio canestro più importante», ha dichiarato Ellis, che ora vola verso l’America con i consigli di nonna e la motivazione di diventare un esempio per altri ragazzi.

Un’esperienza di crescita e di radici familiari

Quinn Ellis, figlio di una famiglia con radici nella pallacanestro, ha sempre vissuto l’idea di giocare a basket come una realtà naturale. Sua nonna, Betty, ha fondato la prima squadra femminile di basket in Gran Bretagna, le Sheffield Hatters, e sua madre, Vanessa, è allenatrice e ha vinto oltre 30 campionati inglesi. «La mia famiglia è sempre stata legata al basket, e questo mi ha dato una base solida», ha spiegato Ellis. Cresciuto in Inghilterra, ha iniziato a giocare a calcio, ma a 16 anni ha scelto di trasferirsi in Italia, dove ha trovato un ambiente diverso e ricco di opportunità.

«Sono andato a cercare Capo d’Orlando su Google Maps, non avevo mai sentito questa città», ha ricordato. La sua prima esperienza in Sicilia fu un mix di caldo, cibo diverso e un’adattamento difficile. «Ricordo i primi giorni vicino al mare, faceva caldo, nonostante fossimo intorno a Capodanno. Un pranzo in un ristorante con branzino e patate mi ha fatto capire che il cibo era diverso da quello che avevo sempre mangiato», ha raccontato. L’esperienza in Italia lo ha trasformato, non solo come atleta, ma anche come persona.

Un’identità in cerca di espressione

Ellis ha parlato della libertà di esprimere la propria identità in Italia, un aspetto che lo ha colpito molto. «Qui mi ha subito colpito la libertà di potersi vestire come si vuole, esprimere la propria identità: per me la cosa più importante è stare comodo, quindi tute stile baggy, un po’ oversize, un po’ rapper, con una grafica e colori basici, tipo nero e grigio», ha spiegato. L’abbigliamento, per lui, è un modo per sentirsi a casa e rappresentare la sua personalità. La sua identità si esprime anche attraverso l’abbigliamento, che è diventato parte integrante della sua vita. «Innanzitutto ho tantissime scarpe, sarà un problema portarle tutte in America (ride)», ha detto, scherzando. Tra i capi che ha portato con sé, ci sono due long sleeve spaziali di Di Santi Studio e una giacca di Amiri. «Qui negli USA sono stato colpito da questi jeans short che portano in tanti, arrivano fino al polpaccio, con le wallet chain: per me hanno molto stile», ha aggiunto. L’abbigliamento, per lui, non è solo un accessorio, ma un modo per sentirsi parte di una cultura diversa.

Ellis, che ha già giocato in USA in Summer League con Portland, si prepara a vivere un’esperienza unica a New York. «Sono stato a Houston, a Charlotte, a Miami, a Las Vegas, oltre a Portland appunto: viaggiando mi sono reso conto come ogni città fosse diversa dall’altra, sia nei ritmi che nello stile di vita. Stavolta sì, l’arrivo a New York è stato differente: sono venuto qui per restare un anno in uno dei luoghi più affascinati al mondo», ha spiegato. L’idea di giocare al Madison Square Garden lo motiva molto.

Il sogno di Ellis è diventare un leader nel campionato NCAA e un esempio per i giovani. «In realtà questa situazione mi dà ancora più motivazioni. A St. John’s voglio essere un leader sul parquet, un giocatore importante nel campionato NCAA. So che ho le carte in regola per farlo: devo credere in me stesso, proprio come mi diceva mia mamma. Il resto verrà da sé, il sogno è ovviamente approdare in NBA», ha concluso. La sua storia, però, non è solo un sogno: è un’esperienza vissuta, con le sue difficoltà e i suoi successi, che lo ha portato a New York, dove spera di continuare a crescere come atleta e come persona.