Mps e Banco Bpm si preparano alla battaglia per battere Intesa Sanpaolo, ma quattro ostacoli si frappongono alla fusione

Mps e Banco Bpm cercano di superare Intesa Sanpaolo, ma quattro ostacoli complicano la fusione.

Due banche italiane si preparano a una battaglia per la fusione, ma ostacoli politici e legali complicano la strada
Due banche italiane si preparano a una battaglia per la fusione, ma ostacoli politici e legali complicano la strada

La corsa per il controllo di Mps si intensifica

Le due banche, Monte dei Paschi e Banco Bpm, stanno cercando di costruire una contromossa convincente per battere l’offerta di Intesa Sanpaolo, che punta a acquisire Mps con un piano di 30,6 miliardi di euro. Il presidente di Mps, Luigi Lovaglio, e il CEO di Banco Bpm, Giuseppe Castagna, stanno lavorando in tandem per preparare una proposta che possa competere con l’offerta dei banchieri di Intesa. Tuttavia, il cammino non è semplice e si presentano diversi ostacoli che potrebbero complicare la realizzazione dell’operazione.

La passivity rule impone un percorso lungo e complesso. Anche se i cda straordinari possono essere convocati con 24 ore di anticipo, la regola della passivity rule richiede che le due banche passino per le rispettive assemblee straordinarie, che dovranno essere convocate entro 30 giorni dall’approvazione dei cda. Questo significa che il tempo a disposizione per completare l’operazione è limitato, e la data fissata per l’assemblea di Intesa, il 10 settembre, rappresenta un ulteriore ostacolo.

La sfida con i soci e il mercato

Tra i principali ostacoli c’è anche il comportamento dei soci di Mps, tra cui il fondo Generali e il gruppo Delfin, che potrebbero non appoggiare la contromossa. Inoltre, il rapporto tra Lovaglio e Francesco Gaetano Caltagirone, che detiene il 13,5% di Siena, è in tensione, e la sua adesione all’offerta di Intesa è vista come scontata. Questo rende più difficile convincere i soci a sostenere una fusione tra Mps e Banco Bpm. Crédit Agricole è un altro punto critico. Il primo socio del Banco Bpm, che detiene quasi il 30% del capitale, potrebbe non accettare la diluizione che ne deriverebbe. Per convincerlo, i vertici delle due banche devono offrire compensazioni significative, come la possibilità di acquisire sportelli o risorse di Anima, che ha in portafoglio una parte importante del risparmio italiano.

Un’operazione complessa e a rischio

La fusione tra Mps e Banco Bpm non è solo una questione di numeri, ma anche di politica e di regole. L’operazione richiede il consenso di diverse autorità, tra cui la Banca Centrale Europea, e potrebbe essere influenzata anche dall’inchiesta della Procura di Milano, che vede Lovaglio indagato per un presunto concerto tra lui, Francesco Milleri e Francesco Gaetano Caltagirone. Sviluppi su questa indagine potrebbero arrivare in autunno, quando la seconda fase del risiko bancario italiano potrebbe raggiungere il suo momento clou.

Il tempo è un fattore decisivo. Con i tempi stringenti e le sfide da affrontare, la strada per realizzare l’operazione è lunga e piena di ostacoli. Tuttavia, i vertici delle due banche non si arrendono e continuano a cercare soluzioni per superare le barriere che si frappongono al loro piano. La battaglia per il controllo di Mps è appena iniziata, e il destino di questa operazione potrebbe dipendere da quanto riusciranno a convincere i soci, il mercato e le autorità.