Moussa Sangare: «Mi giudico innocente, non ha senso stare qui». Chiesta l’assoluzione per l’omicidio di Sharon Verzeni

Moussa Sangare chiede l’assoluzione per l’omicidio di Sharon Verzeni, affermando di considerarsi innocente. Il processo si svolge a Bergamo.

Moussa Sangare: «Mi giudico innocente, non ha senso stare qui». Chiesta l'assoluzione per l'omicidio di Sharon Verzeni
Moussa Sangare: «Mi giudico innocente, non ha senso stare qui». Chiesta l’assoluzione per…

Moussa Sangare, accusato dell’omicidio di Sharon Verzeni, ha interrotto l’arringa del suo avvocato e ha espresso la sua convinzione di essere innocente. L’uomo, processato per l’omicidio della barista di 33 anni uccisa a coltellate a Terno d’Isola nella notte fra il 29 e 30 luglio 2024, ha chiesto di tornare in carcere e di non proseguire il processo. «Non capisco cosa stia dicendo, sembra che mi stia implicando. Non voglio stare a sentire queste parole contro di me – ha detto – quando io mi sono già giudicato innocente. Per questo non ha senso stare qui», ha affermato Sangare.

Le dichiarazioni di Sangare hanno suscitato reazioni forti in aula. Dopo che l’avvocato Giacomo Maj aveva parlato per circa mezz’ora, l’imputato ha interrotto l’arringa e ha chiesto di lasciare l’aula. Il legale ha chiesto l’assoluzione per il fatto non sussistente, basandosi sulle ultime dichiarazioni del suo assistito. «Lo faccio sulla base delle ultime dichiarazioni in ordine di tempo del mio assistito», ha specificato il legale. Dopo che Sangare aveva confessato l’omicidio tre volte, il legale ha sottolineato che le dichiarazioni recenti sono state fatte in un contesto diverso.

La famiglia di Sharon Verzeni in aula

La famiglia di Sharon Verzeni, composta dai genitori, dagli zii e dal fidanzato Sergio Rucco, era presente in aula a Bergamo. Il padre di Sharon, Bruno Verzeri, ha commentato la richiesta di assoluzione come «una sorta di teatrino». L’avvocato Luigi Scudieri, che assiste la famiglia come parte civile, ha espresso la sua opinione sulla pena da infliggere a Sangare. «Ho sempre pensato che l’ergastolo fosse la pena giusta, oggi, dopo avere sentito le argomentazioni della difesa, penso che sia l’unica pena giusta», ha detto. L’avvocato ha anche sottolineato che non si tratta di una confessione, ma di un’ammissione fatta sotto pressione.

La sentenza è prevista per il 19 gennaio. Nel frattempo, il processo continua con le dichiarazioni e le argomentazioni presentate da entrambe le parti. La famiglia di Sharon Verzeni rimane in attesa di un verdetto che potrebbe chiudere un caso che ha suscitato grande attenzione e emozione in tutta la comunità.

La difesa ha sottolineato che le dichiarazioni di Sangare sono state fatte in contesti diversi e non costituiscono una confessione definitiva. L’avvocato ha anche sottolineato che l’imputato non ha mai riconosciuto la sua colpa in modo esplicito. La famiglia della vittima, invece, continua a credere nella gravità del reato e nella necessità di una pena severa. Il processo, che ha visto l’imputato esprimere la sua convinzione di innocenza, si svolge in un contesto di forte tensione emotiva e giuridica.

La richiesta di assoluzione si basa su dichiarazioni recenti. L’avvocato ha sottolineato che le ultime dichiarazioni del suo assistito sono state fatte in un contesto diverso rispetto a quelle precedenti. Questo ha portato il legale a chiedere l’assoluzione, basandosi sulla convinzione che il fatto non sussista. La famiglia della vittima, invece, continua a credere nella colpevolezza dell’imputato e nella necessità di una condanna severa.