Morte Fakir
Secondo il presidente della Società italiana sistema 118, con un intervento medico tempestivo Abderrahim Fakir si sarebbe potuto salvare. Criticate le manovre della polizia durante l’arresto a Bologna.

A due giorni dalla morte di Abderrahim Fakir, 42enne deceduto durante un arresto nel quartiere Pilastro di Bologna, emerge una valutazione critica sulle modalità dell’intervento. Il presidente della Società italiana sistema 118, Mario Balzanelli, sostiene che con l’arrivo tempestivo di un medico Fakir si sarebbe potuto salvare, affermando inoltre che la manovra adottata dai poliziotti è stata sbagliata. La dichiarazione, rilasciata all’Ansa, aggiunge un elemento significativo al fascicolo che la procura di Bologna sta sviluppando nelle ore immediatamente successive all’evento di domenica 19 luglio in via Italo Svevo.
Secondo Balzanelli, dinanzi a uno stato di agitazione psicomotoria come quello in cui si trovava Fakir, un medico avrebbe potuto sedare il soggetto a sua tutela e impedire conseguenze più gravi. Le competenze mediche, nella visione del presidente del 118, rappresentavano una risorsa determinante che non è stata attivata nel momento cruciale. Questa valutazione tecnica introduce una questione procedurale centrale: quali protocolli dovrebbero governare gli interventi delle forze dell’ordine in situazioni che combinano agitazione psicomotoria e necessità di contenimento fisico.
La critica sulla tecnica di contenzione
Balzanelli ha inoltre espresso dubbi sulla tecnica stessa utilizzata durante l’arresto. La contenzione fisica prolungata in posizione prona, con il peso degli operatori sul torace e la compressione della nuca, può risultare letale, ha dichiarato il presidente del 118. Durante l’intervento nel Pilastro, Fakir era stato mantenuto a terra con il volto rivolto verso il basso da due agenti, uno sulla schiena e uno sulle gambe, mentre un passante lo tratteneva alle caviglie. Questa configurazione rispecchia esattamente la dinamica che Balzanelli identifica come potenzialmente mortale.
Un elemento aggiuntivo nella valutazione del presidente del 118 riguarda l’uso dello spray al peperoncino. Nel caso di Fakir, prosegue Balzanelli, un effetto negativo è possibile sia derivato anche da questa sostanza utilizzata per immobilizzarlo. La combinazione tra contenzione fisica prolungata in quella postura specifica e l’agente chimico crea quindi un quadro complesso dal punto di vista medico-legale.
Le indagini della procura e le testimonianze emerse
La procura di Bologna sta approfondendo il caso acquisendo le linee guida del Viminale sul contenimento, per valutare se le procedure seguite dalla polizia siano state adeguate alle normative in vigore. Questo passaggio investigativo riveste importanza cruciale nel determinare l’eventuale responsabilità delle forze dell’ordine coinvolte nell’intervento.
Nelle stesse ore, emerge una testimonianza che aggiunge elementi contestuali alla vicenda. Il rapper Bubu Doc ha dichiarato che uno dei poliziotti coinvolti lo aveva maltrattato in precedenza, evento che aveva denunciato. Secondo quanto riportato, lo stesso agente descritto come “il più sbruffone” è colui che domenica teneva le mani sulla testa di Abderrahim Fakir mentre giaceva a terra. Bubu Doc ha inoltre affermato di avere subito danni durante il fermo, con rottura della protesi, offrendo un quadro comportamentale che la procura potrebbe ritenere rilevante nel contesto più ampio dell’indagine.
Il decesso è avvenuto in via Italo Svevo nella periferia nord-est di Bologna, durante un intervento che, secondo le ricostruzioni disponibili, era stato richiesto a quanto risulta per motivi legati alla situazione dello stesso Fakir. La procura avrà il compito di chiarire la dinamica esatta degli eventi e di determinare se il protocollo d’intervento sia stato rispettato e, qualora fosse stato applicato, se quel protocollo stesso risulti adeguato a prevenire simili tragiche conseguenze.
