Marmolada in crisi: caldo record e ghiacciaio in flessione
La Marmolada, simbolo del cambiamento climatico, si trova sotto pressione a causa di temperature record e fusione precoce del ghiaccio.

La Marmolada, simbolo della Dolomiti e delle montagne italiane, si trova in una situazione di forte degrado a causa del caldo record e della fusione precoce del ghiaccio. Dalla metà di giugno, la temperatura a Punta Rocca ha superato lo zero, con punte di quasi +5 gradi, accelerando la scomparsa della neve e la riduzione del ghiacciaio. L’Adamello, anch’esso in grave condizione, ha perso 760 metri tra il 1997 e il 2025, con un ritiro di 265 metri solo nel triennio 2023-2025. Questi dati sono stati resi pubblici da Legambiente nell’anteprima dell’edizione 2026 di Carovana dei Ghiacciai, una campagna che monitora lo stato dei ghiacciai alpini.
Un riscaldamento doppio rispetto alla media globale
Le Alpi si stanno riscaldando a una velocità doppia rispetto alla media globale, un dato che ha suscitato preoccupazioni tra gli ambientalisti. Secondo Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente, gli ultimi episodi osservati sulle montagne italiane dimostrano come la crisi climatica stia lasciando segni sempre più evidenti anche alle quote più elevate. La combinazione di temperature record, ridotto innevamento e siccità primaverile ha sottoposto i ghiacciai a uno stress eccezionale, con un aumento del ritmo di ablazione già negli ultimi decenni.
La Marmolada, che rappresenta uno dei luoghi simbolo degli effetti del cambiamento climatico, ha visto un’accelerazione del ritiro del ghiacciaio. Dalla Piccola Età Glaciale, il ghiacciaio ha perso circa metà della propria superficie, con la lingua principale del Mandrone che si è ritirata di 2,8 chilometri. I rilievi effettuati da SAT, MUSE, Provincia autonoma di Trento, Università di Padova e Servizio Glaciologico Lombardo evidenziano una marcata diminuzione dell’accumulo nevoso primaverile, in alcune aree ridotto fino alla metà rispetto alle medie stagionali.
Un’accelerazione del ritiro glaciale
La riduzione dell’accumulo nevoso primaverile ha contribuito a un aumento del ritmo di ablazione del ghiacciaio, già profondamente ridimensionato negli ultimi decenni. La siccità primaverile e il ridotto innevamento residuo hanno ulteriormente aggravato la situazione, con il zero termico che si è mantenuto tra i 4.800 e oltre i 5.000 metri dalla seconda metà di giugno. Questi fattori hanno favorito una fusione molto precoce della neve e hanno sottoposto i ghiacciai a uno stress eccezionale già nelle prime settimane dell’estate.
La Marmolada ha perso 760 metri tra il 1997 e il 2025. Il ritiro del ghiacciaio Adamello-Mandrone ha registrato un calo di 265 metri nel solo triennio 2023-2025. La temperatura a Punta Rocca ha superato lo zero da metà giugno, con punte di quasi +5 gradi. Questi dati sono parte di un quadro più ampio, in cui le Alpi si stanno riscaldando a una velocità doppia rispetto alla media globale.
Legambiente chiede al Governo di finanziare pienamente il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici e di promuovere politiche locali più incisive per la tutela dell’ambiente montano. L’associazione ha lanciato la piattaforma “Governare le Alpi che cambiano”, la prima iniziativa politico-culturale italiana dedicata al futuro delle aree glaciali e delle terre che emergono con il loro progressivo ritiro. La campagna Carovana dei Ghiacciai 2026 prenderà ufficialmente il via il 17 agosto. L’iniziativa continuerà a monitorare l’evoluzione dei ghiacciai alpini e a richiamare l’attenzione sulle conseguenze del riscaldamento globale, che stanno trasformando rapidamente il volto delle montagne italiane ed europee.
