Legge unica sul cinema approvata in Aula, ma opacità persiste

Approvata in Aula la legge unica sul cinema, ma persiste l’opacità delle politiche culturali.

Aula approva legge unica sul cinema, ma persiste opacità e deficit di conoscenza
Aula approva legge unica sul cinema, ma persiste opacità e deficit di conoscenza

La Camera ha approvato in Aula il 22 luglio un “testo unificato” di riforma bipartisan della storica “Legge Franceschini”, che regola l’intervento pubblico nel settore cinematografico e audiovisivo dal 2017. La legge, che potrebbe diventare legge dello Stato entro fine ottobre, è il risultato di un lavoro di mediazione tra diverse forze politiche, tra cui il Pd, il M5s, Azione e la Lega. Nonostante l’approvazione, l’opacità delle politiche culturali persiste, con un deficit di conoscenza e una governance spesso subordinata a logiche di potere e burocrazia.

Un intervento normativo nella direzione giusta

La legge, sebbene non rivoluzionaria, rappresenta un passo nella direzione giusta, soprattutto con l’istituzione dell’Agenzia per il Cinema e l’Audiovisivo, idea lanciata per primo da Pupi Avati. Questa istituzione dovrebbe rendere la governance della politica culturale italiana meno dipendente dalle logiche di palazzo, della partitocrazia e delle lobby. L’iter legislativo, dopo l’approvazione in Camera, passerà al Senato alla riapertura dei lavori, con l’obiettivo di concludere entro fine ottobre.

Un testo illeggibile e un deficit di strumenti

Nonostante i passi avanti, la legge è stata criticata per la sua complessità e per un approccio eccessivamente accademico, rendendola inutile per il policy maker. La relazione di valutazione d’impatto, trasmessa il 15 luglio 2026, riguarda l’anno 2024 e non è stata comunicata al pubblico. Questo deficit di strumenti tecnici e di trasparenza ha portato a una gestione spesso evanescente, con la politica culturale governata dalla legge del più forte. La situazione è ulteriormente aggravata dall’ennesimo abuso della “casta” del sistema, come il caso della nomina di Silvia Calandrelli alla guida dei David di Donatello, avvenuta senza coinvolgimento degli operatori del settore. Le associazioni dei professionisti, come 100autori, Acmf, Aidac, Air3, Anac e Wgi, lamentano un continuo abuso di potere e una mancanza di trasparenza nella gestione delle istituzioni culturali.

La crisi di Cinecittà e il rischio di un settore killerato

La gestione di Cinecittà Spa, con l’Amministratrice Delegata Manuela Cacciamani, ha visto l’approvazione del bilancio 2025, ma non ha previsto una strategia per affrontare la crisi imminente. L’investimento di 300 milioni di euro del Pnrr per costruire nuovi teatri di posa a via Tuscolana non ha avuto una valutazione adeguata, e il rischio è che Cinecittà diventi una cattedrale nel deserto. Il settore cinematografico e audiovisivo, già in crisi, rischia di essere ulteriormente danneggiato dall’Intelligenza Artificiale, male governata dall’Italia.

La politica culturale italiana, come sottolinea Angelo Zaccone Teodosi, Presidente IsICult, è caratterizzata da un connubio terribile tra opacità gestionale e deficit di conoscenza. Questo ha portato a una gestione del settore sempre più evanescente, con il potere concentrato in poche mani e una mancanza di strumenti tecnici e di trasparenza. La legge unica sul cinema, pur se un passo avanti, non è sufficiente a cambiare questa situazione.