Giulia Tramontano, 3 anni dal femminicidio a Senago. La nipotina col suo nome e le parole della sorella

La sorella di Giulia Tramontano racconta il dolore e la speranza dopo 3 anni dal femminicidio a Senago.

Giulia Tramontano, 3 anni dal femminicidio a Senago. La nipotina col suo nome e le parole della sorella
Giulia Tramontano, 3 anni dal femminicidio a Senago. La nipotina col suo nome e le parole…

Giulia Tramontano, 3 anni dopo il femminicidio a Senago, rappresenta un simbolo di dolore e lotta per la giustizia. La sorella, Chiara Tramontano, ha scelto di non tacere e di ricordarla per sempre, con un libro intitolato *Non smetterò mai di cercarti*, dedicato alla nipotina Giulia, figlia del fratello, che porta il nome della zia non conosciuta. La storia di Giulia e della sua famiglia è un mix di dolore, speranza e una lotta per la verità, che si svolge in un contesto di tensioni e attenzioni pubbliche.

Un libro per tenere viva la memoria

Chiara Tramontano ha scelto di scrivere un libro per tenere viva la memoria di Giulia e per lasciare una testimonianza alla nipotina. «Avevo paura che mia sorella venisse dimenticata», ha raccontato in un’intervista. «E avevo paura di poter dimenticare io stessa quello che ho vissuto. La mia memoria ha cambiato i dettagli, forse per proteggermi. Se quello che ricordi lo scrivi nero su bianco, non può cambiare». Il libro, però, non ha portato la pace che sperava: i sensi di colpa non sono andati via.

La speranza di una giustizia giusta è un tema centrale per Chiara. Teme che l’assassino, Impagnatiello, non sconti l’ergastolo. «Un assassino non può uscire di galera dopo 20 anni, è un tempo brevissimo. Tra 20 anni mia sorella avrebbe avuto 50 anni, sarebbe stata ancora giovane. Lui a 50 anni potrebbe rifarsi una vita. Mentre noi, una vita non ce la rifaremo mai». Per i genitori di Giulia, sarebbe come uccidere lei due volte.

La lotta continua

Questo delitto ha cambiato il modo di stare al mondo di Chiara. «Non associo più la violenza all’uomo grosso che alza la voce. Adesso ho più paura. A volte penso che se fossi aggredita da un uomo potrei diventare una vittima di femminicidio. Prima pensavo non potesse mai capitarmi. Questa cosa mi tormenta». Chiara vive in Olanda, dove ha scelto di dare una possibilità a se stessa e alla famiglia, pur rimanendo in contatto con l’Italia e con la cronaca dei casi di violenza.

Vivo sempre con il dubbio di aver tralasciato segnali che magari erano campanelli di allarme. «Penso che forse avrei potuto cambiare il corso degli eventi». Tuttavia, sente di aver dato un contributo: «Temevo che, agli occhi di chi non l’ha conosciuta, mia sorella sarebbe rimasta la donna che non aveva aperto gli occhi, che non aveva avuto coraggio, una vittima del suo stesso destino». La sua speranza più grande è semplice: «Vorrei riuscire ad accettare la morte di mia sorella, farmene una ragione e riprendere in mano la mia vita. Ho 29 anni, ma mi trovo costantemente a parlare con gli avvocati, a valutare i soldi rimasti con i miei genitori. Vorrei che a un certo punto tutto questo si fermasse».

Chiara vive con il dolore e la speranza, cercando di trovare un equilibrio tra il passato e il futuro. La sua storia è un esempio di resistenza e di lotta per la verità, anche quando il dolore sembra insopportabile.