Una generazione in crescita: il tasso di abbandono scolastico si riduce

Il tasso di abbandono scolastico si riduce a cinque anni di distanza, con dati positivi per studenti nativi e di origine straniera.

Una generazione cresciuta durante la pandemia mostra segni di resilienza e di una scuola in grado di trattenere gli studenti nei percorsi formativi. A cinque anni dal completamento del percorso scolastico in terza media, i dati del Rapporto INVALSI 2026 rivelano una riduzione del tasso di abbandono, con una tendenza al miglioramento sia per gli studenti nativi che per quelli di origine straniera. La scuola, in un periodo di grande criticità, sembra aver mantenuto una capacità significativa di accompagnare le nuove generazioni verso il diploma, la qualificazione professionale e l’inclusione sociale.

Un progresso inaspettato

Uno degli aspetti più sorprendenti riguarda proprio gli studenti che hanno attraversato la pandemia durante una fase cruciale del loro percorso scolastico. Sebbene le conseguenze negative dell’epidemia da COVID siano state temute, i dati mostrano una storia più complessa, soprattutto in termini di dispersione e insuccesso formativo. Il tasso di abbandono infatti appare in diminuzione, e questo fa ritenere che il sistema scolastico italiano abbia mantenuto una significativa capacità di trattenere gli studenti all’interno dei percorsi formativi.

La riduzione del tasso di abbandono è un segnale di resilienza e di adattamento del sistema educativo. Tra il 2019 e il 2021 si ha infatti una progressiva riduzione del tasso di abbandono sia per gli studenti nativi sia per quelli di origine straniera: nei giovani di prima generazione il tasso ELET passa dal 22,9% al 16,9% e nelle seconde generazioni dal 13,2% al 12,7%. Sono risultati che, pur senza ignorare o sottostimare le criticità esistenti, invitano a considerare con maggiore attenzione i progressi compiuti negli ultimi anni che i dati mostrano con chiarezza.

La scuola come fattore di inclusione

La lettura dei dati descrive una scuola che svolge una importante funzione di inclusione. Tra gli studenti nativi il 77% segue un percorso regolare e il tasso di abbandono si ferma al 6,2%. Le percentuali cambiano sensibilmente per gli studenti di prima generazione: solo il 40,5% procede senza ritardi e il 16,9% rientra nella categoria degli ELET. Per le seconde generazioni, i valori si collocano in una posizione intermedia: 54,4% di percorsi regolari e 12,7% di abbandoni precoci. Le differenze di origine restano, ma si riducono in modo significativo. Tuttavia, l’immagine restituita dal Rapporto è meno problematica di quanto spesso emerge nel dibattito pubblico: le differenze esistono ma non assumono proporzioni drammatiche e, nel confronto con la coorte del 2019, si osservano chiari segnali di miglioramento anche tra gli studenti con origine straniera, sia di prima sia di seconda generazione.

La scuola non elimina le disuguaglianze di partenza, ma opera per contribuire significativamente a contenerle, rendendo concreti i principi di inclusione e equità. I dati, tuttavia, raccontano una storia più complessa, soprattutto in termini di dispersione e insuccesso formativo. La disponibilità di queste informazioni apre prospettive importanti per le politiche educative. Sapere chi interrompe gli studi, chi accumula ritardi e quali gruppi risultano maggiormente esposti al rischio di abbandono permette infatti di porsi domande fondamentali per progettare interventi sempre più mirati e tempestivi finalizzati a sviluppare la qualità della nostra scuola.