Il flop della piscina di Muggiò e il silenzio del sindaco: una gestione incoerente e privata
Il sindaco Rapinese e la sua amministrazione si trovano a fronteggiare un flop nella gestione della piscina di Muggiò, con un’assenza di comunicazione e un’attenzione esclusiva al proprio show personale.
Il sindaco di Como, Alessandro Rapinese, e la sua amministrazione si trovano a fronteggiare un flop nella gestione della piscina di Muggiò, con un’assenza di comunicazione e un’attenzione esclusiva al proprio show personale. La promessa di sistemare la struttura in “3-6 mesi” per riaprire al pubblico dopo tre anni di fermo si è rivelata un miraggio, mentre il progetto “Como Arena” – che avrebbe dovuto consegnare una piscina olimpionica – si è trasformato in un’altra delusione. L’inciampo, inizialmente considerato un problema grave, è stato utilizzato come scusa per bloccare ogni ulteriore intervento, con un’assenza di trasparenza e di confronto con la città.
Un progetto abbandonato e un’assenza di comunicazione
Dal 2022, quando Rapinese è diventato sindaco, una delle promesse-cardine era la sistemazione della piscina di Muggiò. Tuttavia, nel giro di pochi mesi, il progetto è stato abbandonato, con l’unico intervento in fase avanzata – quello dell’azienda Nessi&Majocchi – cestinato senza alcun confronto. Il furto di alcuni cavi di rame dalla struttura fatiscente è stato presentato come un evento grave, ma non ha portato a un’azione concreta. Al contrario, ha bloccato ogni ulteriore intervento, con un’assenza di trasparenza e di dialogo con la comunità. La gestione della piscina è diventata un simbolo di mancanza di trasparenza e di democrazia. Il sindaco ha preferito comunicare attraverso un canale social privato, trasformando un tema serio in un spettacolino per i suoi followers. Questo atteggiamento, che ha caratterizzato il mandato di Rapinese, ha portato a una gestione incoerente e privata, con un’assenza di trasparenza e di democrazia.
Il progetto Como Arena e la mancanza di risultati
Il 6 marzo 2025, il sindaco ha presentato il progetto “Como Arena”, che avrebbe dovuto consegnare una piscina olimpionica, vasche esterne con solarium, un nuovo palazzetto dello sport e molto altro. L’investimento previsto era di 55 milioni di euro, con i lavori iniziati nel 2027. Tuttavia, il 25 settembre 2026, con una delibera di giunta pubblicata in gran silenzio, si è scoperto che il progetto non era fattibile e non era finanziariamente sostenibile. L’annuncio è arrivato senza alcuna spiegazione ufficiale, senza comunicato stampa e senza confronto con la città.
La comunicazione istituziale è stata fusa con il proprio volere, e i confronti pubblici sono stati evitati. Questo atteggiamento ha portato a una gestione incoerente, con un’attenzione esclusiva al proprio show personale. La città è rimasta in silenzio, mentre il sindaco ha preferito parlare solo con i suoi followers, trasformando un tema serio in un spettacolino.
Queste scelte – la comunicazione istituziale fusa con il proprio volere e la furbata di evitare confronti reali sugli insuccessi – sono marchi di fabbrica di questo mandato ormai al tramonto. Tuttavia, molti sostenitori di questa amministrazione ritengono che sia bello ed è giusto così. Il problema non c’è o comunque non si vede. Anzi, proprio questa sarebbe la grande forza del sindaco-pierino: evitare il confronto, non perdere tempo con chi fa domande, fare video personali per eccitare la fanbase e possibilmente parlare solo di fiorellini e campetti da basket.
Con questo scenario, in altri tempi probabilmente si sarebbe parlato di assoluta distorsione dei concetti di trasparenza e democrazia, ma questi pensieri sembrano appannaggio di pochi dinosauri demodé. Anticaglie buone solo a intralciare la Lunga Marcia del Condottiero verso qualcosa, ignoto ai più. Va bene. I numeri, a oggi, danno ragione a Rapinese. Forse gliela ridaranno pure tra 10 mesi. Ma, almeno, a quei pochi che ancora rabbrividiscono davanti a concezioni simili della cosa pubblica, davanti alla sottomissione di essa al singolo, davanti al restringimento sempre più soffocante degli spazi di indagine e controverifica, e con un rapporto tra istituzione e città per larghi tratti annegato nel personalismo e nella propaganda, sia almeno concesso di continuare a inorridire. E di dirlo, ogni volta che si può.
