Fiamme gialle sventano frode fiscale internazionale da 1,5 miliardi a Savona

Fiamme gialle sventano frode fiscale da 1,5 miliardi a Savona, 190 denunciati e 200 società coinvolte.

Fiamme gialle sequestrano beni di lusso e denunciano 190 persone per frode fiscale a Savona
Fiamme gialle sequestrano beni di lusso e denunciano 190 persone per frode fiscale a Savona

Operazione ‘China Express’ svela rete di frode fiscale internazionale

Le fiamme gialle di Savona hanno sventato una complessa frode fiscale internazionale, che ha coinvolto 200 società e 190 persone, con un volume d’affari stimato in circa 1,5 miliardi di euro. L’indagine, denominata ‘China Express’, ha portato alla luce una rete di fatture ‘fantasma’ emesse da soggetti senza alcuna capacità manageriale o economica, che hanno sfruttato il sistema per ottenere vantaggi illegali. L’operazione ha visto il sequestro di beni per un valore complessivo di 7 milioni di euro, tra immobili, auto e gioielli.

Le attività sono partite da una verifica fiscale su un centro estetico di Albenga, gestito da un uomo cinese privo di magazzino, dipendenti e capacità economiche. Pur non avendo alcun mezzo per operare, l’imprenditore ha emesso fatture per la vendita di abbigliamento all’ingrosso a 204 società, tra Italia e estero, per un ammontare di circa 20 milioni di euro. Queste fatture, però, non corrispondevano a nessuna attività reale, ma erano state utilizzate per sviare la tassazione e generare profitti illeciti.

Le imprese coinvolte hanno movimentato 700 milioni di euro tra 2017 e 2025

Le indagini hanno rivelato che, tra il 2017 e il 2025, le imprese e società nel mirino degli inquirenti hanno movimentato volumi d’affari pari a circa 700 milioni di euro. Questi numeri sono stati ottenuti grazie all’uso di fatture inesistenti, che hanno permesso a soggetti esterni di registrare spese fittizie e ottenere vantaggi fiscali. Secondo l’ipotesi dei magistrati, i beneficiari di queste fatture hanno acquistato beni in nero a prezzi convenienti e li hanno rivenduti a soggetti esterni, distorcendo la concorrenza e generando un danno economico significativo al mercato.

Le fatture relative a servizi come massaggi hanno insospettito gli inquirenti per gli importi e la destinazione. Le operazioni di servizio, come massaggi e trattamenti per il corpo, sono state analizzate in modo particolare, poiché erano rivolte a società che esercitavano attività di commercio all’ingrosso e al dettaglio. Questo ha sollevato sospetti, poiché non era coerente che aziende che vendevano prodotti fisici avessero bisogno di servizi di benessere.

Sequestrati beni di lusso e recuperati 120 milioni di euro

L’operazione ha portato al sequestro di beni di lusso, tra cui immobili, auto e gioielli, per un valore complessivo di oltre 7 milioni di euro. Tra i casi emblematici, si segnala un quarantenne cinese residente a Milano, titolare di una decina di società, che aveva accumulato 6 milioni di euro sui propri conti correnti. Un’altra impresa, intestata a una sessantenne cinese non più residente in Italia dal 2022, era proprietaria di auto di lusso utilizzate quotidianamente da una famiglia formalmente estranea all’azienda. Le indagini hanno anche portato alla luce un’evasione fiscale pari a circa 116 milioni di euro. I beni sequestrati comprendono otto immobili di lusso, tra cui un appartamento nel ‘Bosco verticale’ di Milano, una villa a Guidonia Montecelio e un attico a Roma. I sequestri sono stati autorizzati dal gip del Tribunale di Savona, su richiesta della Procura della Repubblica.

Le società erano intestate a soggetti ‘prestanome’ senza alcuna cognizione d’impresa

Le aziende coinvolte erano intestate a soggetti ‘prestanome’, che non parlavano la lingua italiana e non avevano alcuna competenza manageriale. In alcuni casi, dimoravano addirittura all’interno dei capannoni delle società, senza alcun legame con l’attività reale. Le interlocuzioni con clienti e fornitori hanno permesso di individuare i reali amministratori, spesso formalmente dipendenti o del tutto estranei alle imprese, ma con piena titolarità dei conti correnti e di beni mobili e immobili. Le indagini hanno anche portato alla luce due catene di supermercati e ‘mercatoni’ gestite da soggetti senza alcuna esperienza. Una catena, nelle Marche, era formalmente amministrata da un diciannovenne pachistano, mentre un’altra, in Emilia-Romagna, era gestita da una cinquantenne di Casalnuovo di Napoli. Entrambi erano nullatenenti, ma i conti correnti erano gestiti da un cinquantenne cinese, proprietario di immobili e autoveicoli di lusso del valore di oltre 3 milioni di euro.