Delmastro, la Giunta nega le chat richieste dalla procura di Roma
La Giunta per le autorizzazioni della Camera respinge la richiesta della procura romana di acquisire i messaggi tra il deputato Fdi e il ristoratore Caroccia nell’inchiesta sulla ‘Bisteccheria d’Italia’.

La Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera ha negato il via libera alla richiesta della procura di Roma di acquisire le comunicazioni scambiate tra il deputato di Fratelli d’Italia Andrea Delmastro e il ristoratore Mauro Caroccia. Il voto della commissione parlamentare blocca un’operazione investigativa ritenuta cruciale dai magistrati per l’inchiesta sulla cosiddetta ‘Bisteccheria d’Italia’, la società di ristorazione finita al centro di un’indagine che aveva già portato alle dimissioni di Delmastro dalla carica di sottosegretario.
La procura romana aveva considerato quelle chat indispensabili per chiarire specifici aspetti della vicenda. In particolare, i magistrati ritengono che i messaggi potrebbero fare luce su come la società sia stata costituita, finanziata e gestita. L’elemento investigativo sarebbe cruciale anche per verificare un’ipotesi che vede i Caroccia impegnati in operazioni di riciclaggio di denaro per conto del clan Senese proprio nel contesto del ristorante dove risultavano in società con Delmastro.
Il giudizio dell’opposizione e le accuse di scudo
La decisione della Giunta ha provocato immediate proteste dalle file dell’opposizione. Secondo quanto riportato da espresso.repubblica.it, le tre componenti M5s presenti in Giunta, Enrica Alifano, Carla Giuliano e Daniela Torto, hanno diffuso dichiarazioni critiche sulla dinamica che caratterizza i lavori della commissione. Le senatrici pentastellate denunciano che le giunte per le autorizzazioni siano diventate “organi scudificio per i politici del centrodestra”, con la maggioranza che respingerebbe qualunque richiesta dei magistrati senza valutare il merito effettivo dei singoli casi.
Le oppose parlamentari sottolineano come la giunta impieghi “argomentazioni infondate” per giustificare i propri dinieghi. Nel caso specifico di Delmastro, la critica verte sulla contestazione secondo cui la richiesta della procura sarebbe generica. Ma la difesa di questa posizione, secondo il M5s, nasconde la vera ragione del voto contrario, che coinciderebbe con una scelta politica di protezione. Come riferisce ilfattoquotidiano.it, per le componenti di opposizione, la procura aveva fornito motivazioni precise e circostanziate, basate su esigenze investigative concrete e non vaghe.
Il percorso verso la decisione finale
Il voto della Giunta rappresenta uno step all’interno di un procedimento più ampio. Dopo il pronunciamento della commissione, la pratica passa ora all’Aula di Montecitorio, dove si terrà il dibattito completo e dove verrà emesso il verdetto definitivo sulla questione. L’ultima parola spetta quindi al plenum della Camera dei deputati, che avrà l’opportunità di confermare o di ribaltare la decisione assunta dalla Giunta.
Questa struttura procedurale, prevista dalle norme che disciplinano l’acquisizione di documenti e comunicazioni di parlamentari nell’ambito di indagini penali, consente un doppio livello di valutazione. La Giunta funge da filtro iniziale, mentre l’Aula rappresenta l’istanza definitiva. Nel caso della vicenda Delmastro, il transito da una sede all’altra acquisisce rilievo particolare data la rilevanza dell’inchiesta sottostante e la visibilità della figura coinvolta.
La decisione della Giunta è stata percepita dagli esponenti dell’opposizione come grave proprio perché, nelle loro valutazioni, rende più difficile l’accertamento della verità nei termini richiesti dalle indagini. Le comunicazioni tra Delmastro e Caroccia costituiscono, secondo la procura, elementi documentali di importanza determinante per la comprensione della struttura e delle dinamiche della società in questione.
