Delitto di Garlasco, 19 anni dopo: la nuova indagine su Andrea Sempio e le nuove prove

Nuova indagine su Andrea Sempio nel delitto di Garlasco, 19 anni dopo. Dna, impronte e conversazioni in auto al centro delle nuove analisi.

Delitto di Garlasco, 19 anni dopo: la nuova indagine su Andrea Sempio e le nuove prove
Delitto di Garlasco, 19 anni dopo: la nuova indagine su Andrea Sempio e le nuove prove

Il 13 agosto 2007, Chiara Poggi, 26 anni, venne uccisa nella villetta di famiglia a Garlasco. Dopo un processo lungo e complesso, Alberto Stasi, il fidanzato, fu condannato a 16 anni di carcere. Dopo quasi vent’anni, la Procura di Pavia ha riaperto un filone investigativo, questa volta centrato su Andrea Sempio, un amico del fratello di Chiara. La nuova indagine, avviata nel 2025, si basa su nuove analisi del DNA, impronte e conversazioni registrate in auto, ma non ha ancora portato a una condanna definitiva.

Un nuovo sguardo al caso

La Procura di Pavia ha riconsiderato le prove del caso, in particolare il materiale genetico rilevato sotto le unghie di Chiara. Nel dicembre 2025, una perizia ha rilevato una compatibilità tra il DNA maschile trovato e la linea genetica della famiglia Sempio. Tuttavia, il dato non permette di identificare con certezza Andrea Sempio come autore della traccia. La perizia ha anche segnalato criticità legate alla natura del materiale e non ha stabilito quando né come quel DNA sia arrivato sotto le unghie della vittima.

La compatibilità non dimostra da sola che Sempio abbia avuto un contatto con la vittima durante l’aggressione. La perizia precisa che non è possibile arrivare all’identificazione di un singolo soggetto e segnala criticità legate alla natura del materiale. La stessa perizia non stabilisce, quindi, quando né come quel materiale genetico sia arrivato sotto le unghie di Chiara.

Impronte e interpretazioni contrastanti

Un altro elemento della nuova indagine è l’impronta 33, rilevata sulla parete delle scale che conducono al seminterrato della villetta. La Procura la attribuisce al palmo destro di Andrea Sempio, basandosi su 15 minuzie dattiloscopiche. La difesa, però, contesta l’attribuzione, sostenendo che le corrispondenze sarebbero soltanto cinque. Inoltre, il reperto originale non è più disponibile, e gli accertamenti sono stati effettuati sulla documentazione fotografica, limitando la certezza della conclusione.

La Procura ha anche analizzato nuove consulenze medico-legali, che hanno collocato l’ora della morte tra le 10.30 e le 12. Questa ricostruzione modifica il rapporto tra l’orario dell’omicidio e l’alibi di Stasi, rendendo compatibili con la nuova scansione temporale gli spostamenti di Sempio. Tuttavia, questa è solo un’ipotesi investigativa, non una certezza giudiziaria.

Nel 2025, sono stati registrati alcuni soliloqui di Andrea Sempio in auto. Secondo la Procura, in quelle conversazioni l’uomo farebbe riferimento a Chiara, ai video intimi della ragazza con Alberto Stasi e a una telefonata in cui avrebbe tentato un approccio con lei, ricevendo un rifiuto. Da questa ricostruzione, i pm derivano una nuova ipotesi di movente: Sempio avrebbe reagito al rifiuto con l’omicidio. La difesa, però, contesta l’interpretazione, sostenendo che Sempio stesse commentando fatti e contenuti appresi attraverso programmi televisivi e altri media.

La Procura ha anche analizzato un scontrino di un parcheggio di Vigevano del 13 agosto 2007, conservato da Sempio. Secondo la sua versione, il documento dimostrerebbe che quella mattina si trovava a Vigevano e non a Garlasco. Per la Procura, invece, si tratta di un elemento riconducibile a un presunto falso alibi. Inoltre, è emerso un altro profilo genetico maschile, indicato come «Ignoto 3», che potrebbe essere il risultato di una contaminazione durante le autopsie.

La Procura di Pavia ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini nei confronti di Sempio. Secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbe stato lui a uccidere Chiara da solo, dopo il presunto rifiuto di un approccio sessuale. Gli vengono contestati l’omicidio volontario aggravato dalla crudeltà e dai motivi abietti. Tuttavia, la chiusura delle indagini non equivale a una condanna né a un rinvio a giudizio. Sempio resta un indagato, e spetta ora alla Procura decidere i successivi passi processuali.