«La cucina italiana non deve perdere la sua identità»: il pensiero di Damiano Ferraro
Chef Damiano Ferraro denuncia la perdita dell’identità regionale in Italia e invita a valorizzare la tradizione come in Francia.

La cucina italiana non deve perdere la sua identità
La cucina italiana, secondo Damiano Ferraro, deve riconquistare la sua identità regionale, come in Francia. Dopo esperienze in Svizzera, Inghilterra e Francia, il chef oggi guida il ristorante Capitolo Primo a Montallegro (Ag), denunciando una progressiva uniformità dei menu e la perdita di una cultura gastronomica radicata. «La cucina italiana non deve perdere la sua identità», afferma Ferraro, che vede in questa crisi un’opportunità per riconsolidare il legame tra territorio e tradizione.
Un «custode del gusto» tra creatività e memoria
«Mi considero un custode del gusto», dice Ferraro, riconoscendo il ruolo di chi non si limita a riprodurre, ma a reinterpretare. La sua cucina, ispirata alle radici siciliane, si distingue per una libertà creativa che non abbandona la memoria. I menu degustazione cambiano ogni giorno, guidati da materia prima e intuizione, ma rimangono legati a un’identità che non si perde nel tempo.
Una cucina della memoria non deve riproporre obbligatoriamente i piatti della nonna, ma deve rimanere nella memoria dopo il viaggio.
La sua visione si basa su un equilibrio tra innovazione e radice. «La cucina non deve essere solo un effetto wow, ma un’esperienza che coinvolga le papille gustative», sottolinea. Questo approccio si riflette nei piatti, che mantengono un legame con la Sicilia senza rinunciare a una modernità riconoscibile. «La Sicilia ha una stratificazione storica unica, che non deve essere importata da esteri, ma espressa in modo autentico», conclude. La sua esperienza in ambienti di alta cucina europea lo ha convinto che la tradizione non deve essere abbandonata, ma rielaborata. «La cucina italiana non deve diventare un’imitazione perfetta, ma un’esperienza che rimanga radicata nel luogo», sottolinea, sottolineando l’importanza di un’identità che non si perde nel tempo. Secondo Ferraro, la crisi delle trattorie e la perdita di identità regionale sono temi centrali nel suo discorso. «In Italia non c’è mai stata una vera stratificazione dell’offerta», osserva. Le trattorie, che un tempo rappresentavano la cucina popolare, si sono ridotte, lasciando spazio a menu sempre più simili. In Francia, invece, il repertorio classico vive nelle brasserie, mentre i grandi ristoranti si evolvono senza perdere il legame con il territorio.
La brasserie non ostacola l’avanguardia, ma la fornisce una memoria sulla quale poggiare.
«La cucina italiana non deve diventare un’imitazione perfetta, ma un’esperienza che rimanga radicata nel luogo», conclude Ferraro, sottolineando l’importanza di un’identità che non si perde nel tempo. La sua visione è un invito a riconoscere il valore della tradizione, non come un vincolo, ma come un’ispirazione per una cucina autentica e riconoscibile.
