Corte d’Assise di Bergamo respinge richiesta di nuove analisi sui reperti per Bossetti

Corte d’Assise di Bergamo respinge richiesta di nuove analisi sui reperti per Massimo Bossetti.

Corte d'Assise di Bergamo respinge richiesta di nuove analisi sui reperti per Bossetti
Corte d’Assise di Bergamo respinge richiesta di nuove analisi sui reperti per Bossetti

La Corte d’Assise di Bergamo ha respinto la richiesta presentata dai legali di Massimo Bossetti, condannato all’ergastolo per l’omicidio di Yara Gambirasio, di svolgere nuove analisi sui reperti del caso. La decisione, arrivata dopo poche ore dalla discussione in aula, ha definitivamente chiuso la possibilità di un riesame scientifico dei campioni e delle prove raccolte durante l’indagine. I giudici hanno rifiutato l’istanza avanzata dagli avvocati Claudio Salvagni e Paolo Camporini, che avevano sollecitato una nuova perizia e la ripetizione degli accertamenti su dati considerati anomali.

Le anomalie dei reperti

Secondo i legali di Bossetti, dopo sette anni di richieste di accesso alle analisi effettuate prima del processo, lo scorso anno sarebbero riusciti a mettere le mani su due terabyte di dati. Dopo un anno di analisi, i professionisti hanno scoperto un’anomalia cronologica: l’analisi di un reperto era stata effettuata alle 9:17, mentre la foto dello stesso reperto era stata catalogata alle 10:59. Un fatto impossibile, considerando che la prova con l’analisi è andata distrutta. Chiedevano quindi di capire da dove arrivasse quel DNA, la prova più importante del processo che ha portato a identificare Bossetti come il famoso “Ignoto 1”.

La famiglia di Yara ha espresso il desiderio di evitare un “caso Garlasco 2”. La decisione della Corte d’Assise ha rafforzato la posizione della famiglia, che ha espresso soddisfazione per il rifiuto della richiesta di nuove analisi. La difesa di Bossetti, nonostante le proteste e le richieste di chiarimento, non ha ottenuto il sostegno necessario per modificare il quadro delle prove già esaminate.

Le parole di Massimo Bossetti

Da parte sua, Massimo Bossetti ha raccontato di aver incontrato nel carcere di Bollate Alberto Stasi, condannato nel processo per la morte di Chiara Poggi. A Telelombardia avrebbe raccontato, ormai lo scorso anno, all’inizio della nuova inchiesta che vede indagato Andrea Sempio, che gli bastava osservare la propria situazione per capire quello che ha vissuto Stasi. “C’è qualcuno che si innamora di una tesi o di un’indagine, giusta o sbagliata che sia”, avrebbe dichiarato. Secondo Bossetti l’Italia è un Paese dove non ti dà la possibilità di difenderti.

“Ricordiamoci sempre che in carcere ci sono alcuni che hanno commesso un illecito, ma sono recluse anche persone innocenti.” Ma questo non interessa a nessuno”, avrebbe aggiunto. Le dichiarazioni di Bossetti, seppur non direttamente legate alla richiesta di nuove analisi, hanno rivelato un atteggiamento di protesta e di dissenso nei confronti del sistema giudiziario.

La richiesta alla Corte d’Assise era di riesaminare reperti che presentavano delle anomalie. I legali avevano sottolineato come, dopo anni di accesso limitato ai dati, fosse emerso un elemento che poteva influire sulla validità delle prove. La discussione in aula, tenutasi davanti alla pm Letizia Ruggeri, ha visto i giudici riservarsi la decisione, ma dopo poche ore hanno sciolto la riserva e hanno bocciato l’ipotesi di nuovi esami scientifici. La decisione ha messo fine a un’ipotesi di riesame che, se accettata, avrebbe potuto aprire nuove dinamiche nel processo già concluso.

La Corte d’Assise ha quindi confermato la posizione già stabilita, rifiutando l’istanza avanzata. La famiglia di Yara Gambirasio, attraverso i legali, ha espresso il desiderio di evitare un “caso Garlasco 2”, un riferimento al processo che ha visto coinvolto il caso di Chiara Poggi. La decisione della Corte d’Assise ha rafforzato la posizione della famiglia, che ha espresso soddisfazione per il rifiuto della richiesta di nuove analisi. La difesa di Bossetti, nonostante le proteste e le richieste di chiarimento, non ha ottenuto il sostegno necessario per modificare il quadro delle prove già esaminate.