Comuni montani in lutto: il decreto Calderoli ha tagliato i diritti di 700 comuni
Comuni montani in lutto: il decreto Calderoli ha tagliato i diritti di 700 comuni

Il dibattito sui Comuni montani ha visto la forte opposizione di sindaci e rappresentanti locali, tra cui il sindaco di Treia Franco Capponi, che ha accusato il governo di aver firmato un decreto senza consultare le istituzioni locali. La legge, che ha ridisegnato la classificazione dei Comuni montani, ha suscitato preoccupazioni per le conseguenze concrete su scuola, sanità e agricoltura. Mentre fuori dal palazzo si parlava di rassicurazioni, il decreto era già stato firmato, causando una reazione di indignazione tra i rappresentanti dei territori montani.
Un taglio senza senso per i comuni montani
«Sono in totale dissenso a quella che trovo essere non una riforma, ma un taglio indiscriminato, senza senso, una speculazione elettorale a favore di logiche politiche del Nord Italia che non ci riguardano», ha detto Andrea Mozzoni, consigliere di Fratelli d’Italia. La legge, che porta il nome del politico Calderoli, è stata criticata per la sua mancanza di equilibrio e per il rischio di abbandono delle aree interne. «La logica della scure e del righello, che ha prevalso a Roma, determinerà la chiusura delle piccole scuole, la perdita di posti di lavoro in agricoltura e una ulteriore riduzione dei servizi sanitari sul territorio», ha aggiunto Capponi.
La firma del decreto ha comportato una serie di conseguenze dirette per i Comuni montani. «Uscendo fuori dalla classificazione, nei Comuni esclusi si dovrà pagare l’Imu anche sui terreni agricoli, che per le aziende si tradurrà in un salasso che tanti non potranno sostenere», ha spiegato Capponi. Inoltre, sono stati cancellati i fondi di sostegno delle politiche comunitarie, come Feoga, Fesr e Fse, causando un danno economico significativo per le famiglie e le imprese locali.
Le conseguenze concrete del decreto
«Oggi quell’agevolazione, seppur minima, è stata annullata in 29 Comuni marchigiani, di cui molti in situazione socio-economica peggiore di quella di Treia, e in altri quasi 700 Comuni italiani», ha sottolineato il sindaco. La legge ha anche reso più difficile l’accesso a incentivi per la sanità e per la natalità. «I medici di base non vogliono andare a prestare servizio nei comuni dell’entroterra, troppo alti i costi per gli spostamenti», ha detto Capponi. «Quei sanitari che scelgono però di lavorare in un Comune montano hanno potuto beneficiare di un credito d’imposta fino a 2.500 euro annui per la locazione dell’abitazione, un’agevolazione concreta che si è tradotta in un incentivo per l’erogazione di un servizio sanitario sul territorio. Oggi quell’agevolazione è stata annullata», ha aggiunto.
Il Decreto Calderoli sulla montagna è semplicemente inaccettabile. «Ma inaccettabile è anche il comportamento della maggioranza della Regione Marche che non ha difeso queste realtà e che nemmeno ha messo mano alla definizione delle misure compensative che la Legge 131/2025 demandava proprio alle Regioni», ha detto Capponi. I sindaci, pronti a reagire, hanno espresso la volontà di organizzare nuove iniziative per proteggere i Comuni montani. «Difendere i Comuni montani significa difendere il presidio del territorio, la sicurezza ambientale, l’agricoltura, la qualità della vita e il patrimonio umano, culturale ed economico di una parte fondamentale della regione», ha concluso Capponi.
La legge, entrata in vigore il 22 luglio, ha suscitato una forte reazione tra i sindaci e le associazioni locali. «La tutela delle aree interne rappresenta una sfida strategica per il futuro delle Marche», ha sottolineato Capponi. La situazione, però, non è ancora risolta e i sindaci sono pronti a mobilitarsi per trovare soluzioni alternative e proteggere i territori montani da un decreto che, secondo loro, non tiene conto delle loro esigenze reali.
