Coccinella contro il killer dei pini: a Napoli il primo test mondiale di lotta biologica
A Napoli si svolge il primo test al mondo contro la cocciniglia tartaruga, utilizzando una coccinella originaria dell’America Latina.

La cocciniglia tartaruga, un parassita devastante per i pini, ha trovato una possibile soluzione nella natura stessa: una coccinella originaria dell’America Latina, il Thalassa montezumae, è stata liberata a Napoli per testare una strategia di lotta biologica. L’esperienza, avviata il 1 agosto 2026, rappresenta il primo esperimento al mondo di questo tipo e si svolge all’interno del boschetto della Mostra d’Oltremare, scelto come laboratorio naturale per valutare l’efficacia del predatore. L’obiettivo è fermare l’invasione del parassita e ripristinare l’equilibrio degli ecosistemi colpiti.
Un’emergenza che ha cambiato il volto del paesaggio italiano
La cocciniglia tartaruga del pino è diventata negli ultimi anni uno dei principali nemici delle pinete italiane. Arrivata probabilmente attraverso scambi commerciali internazionali, ha trovato nel clima mediterraneo condizioni favorevoli alla diffusione. La Campania è stata una delle prime regioni colpite duramente, con migliaia di pini indeboliti o abbattuti. Le chiome perdono vigore, gli alberi diventano più esposti ad altre patologie e, nei casi più gravi, arrivano al collasso. «La cocciniglia tartaruga è presente in Campania da circa dieci anni e ormai ha raggiunto Lazio, Toscana, Marche, Abruzzo e Puglia», ha spiegato Antonio Garonna, professore di Entomologia generale e applicata dell’Università Federico II.
La sperimentazione è coordinata dalla Regione Campania attraverso il Servizio fitosanitario regionale, con il supporto scientifico del Dipartimento di Agraria dell’Università Federico II. Il Thalassa montezumae, un piccolo coleottero predatore originario dell’America Centrale, è stato selezionato dopo un lungo percorso di ricerca. Prima di arrivare in Italia, i ricercatori hanno analizzato le possibili soluzioni naturali già presenti negli ecosistemi locali, ma i predatori autoctoni non si sono dimostrati sufficientemente efficaci. La ricerca si è quindi spostata nei Caraibi, dove gli studiosi hanno individuato il Thalassa montezumae come possibile antagonista.
La sperimentazione internazionale a Napoli
Cento esemplari sono stati liberati nel boschetto della Mostra d’Oltremare, scelto come laboratorio naturale per verificare se questo insetto sarà in grado di contenere la diffusione della cocciniglia e contribuire a ristabilire l’equilibrio degli ecosistemi colpiti. «Il ministero dell’Ambiente ha valutato le informazioni scientifiche disponibili e ha ritenuto che non dovrebbero esserci conseguenze negative sull’ecosistema. Per questo è stato autorizzato il rilascio», ha spiegato Garonna. La lotta biologica non funziona come un trattamento chimico. Non elimina il problema in pochi giorni, ma punta a ristabilire un rapporto naturale tra specie diverse. Non dobbiamo aspettarci la scomparsa della cocciniglia. L’obiettivo è raggiungere un equilibrio naturale tra predatore e preda, mantenendo la popolazione del parassita a livelli tali da non provocare più la morte delle piante. Il Thalassa montezumae, se dimostrerà di riuscire ad ambientarsi e a contenere la cocciniglia, potrebbe diventare una soluzione sostenibile per le pinete colpite.
I primi risultati significativi potrebbero arrivare già dal prossimo anno, quando sarà possibile valutare il superamento della stagione invernale e la capacità del coleottero di stabilizzarsi. Saranno monitorati anche gli effetti sulle popolazioni della cocciniglia e lo stato di salute dei pini. La battaglia è appena iniziata, ma il protagonista è un insetto grande pochi millimetri, ma la sua missione è enorme: fermare il killer dei pini e dimostrare che, qualche volta, per difendere la natura può essere proprio la natura stessa a offrire la soluzione.
