Cane legato a catena di 2 metri trovato morto in cortile a La Spezia
Cane legato a catena di 2 metri trovato morto in cortile a La Spezia, Protezione Animali chiede indagini.
Un cane legato a una catena di soli due metri è stato trovato morto in un cortile a La Spezia. L’animale, un Corso, era costretto a vivere in spazi ristretti e con condizioni igieniche estremamente precarie. La Protezione Animali ha deciso di costituirsi parte civile in Tribunale per difendere la memoria del cane e chiedere il processo contro il padrone, accusato di maltrattamento. L’evento ha suscitato indignazione e accuse pubbliche, con l’auspicio di una indagine approfondita per stabilire la causa della morte.
Condizioni di vita estreme e legame con la catena
Il cane, un Corso, era legato a una catena di soli due metri, che lo impediva di muoversi liberamente nel cortile dove era stato messo a vivere. Le condizioni di vita erano estremamente difficili: non aveva la possibilità di girare il mondo, ma addirittura doveva passare le sue giornate con una catena legata al collo. La LNDC Animal Protection, nella persona della Presidentessa Piera Rosati, ha espresso l’auspicio che venga fatta un’indagine per appurare la causa effettiva della morte. La catena di due metri era una vera e propria prigione per l’animale.
Accuse e richiesta di processo
La Protezione Animali ha deciso di costituirsi parte civile in Tribunale per difendere la memoria del cane e chiedere il processo contro il padrone. Se si dovesse stabilire che la morte è avvenuta per soffocamento, causato dalla catena, la LNDC chiederà la pena massima per chi ha deciso di tenere il cane in quelle condizioni. Le condizioni igieniche erano estremamente precarie, come confermato dai Carabinieri. L’animale, che aveva perso la forza e la volontà di vivere, ha ceduto al peso delle sue sofferenze.
La morte del cane ha suscitato un’ondata di indignazione e accuse pubbliche. Il padrone, che ha deciso di legare l’animale a una catena di soli due metri, è stato accusato di maltrattamento. La Legge, infatti, vieta di impedire al cane di muoversi liberamente in uno spazio, salvo rare eccezioni legate a esigenze sanitarie temporanee. La LNDC Animal Protection ha espresso l’auspicio che venga fatta un’indagine approfondita per appurare la causa effettiva della morte e per garantire giustizia per l’animale. La sua vita può definirsi in una sola parola: ‘maltrattamento’.
La Protezione Animali ha anche espresso l’intenzione di onorare la memoria del cane e di difendere la sua posizione in Tribunale qualora si dovesse arrivare a processo. La LNDC Animal Protection, nella persona della Presidentessa Piera Rosati, ha chiesto a gran voce che venga fatta un’indagine per appurare la causa effettiva della morte. La sua morte rappresenta un dramma che ha suscitato indignazione e accuse pubbliche. La sua vita è stata un’esperienza di sofferenza e limitazione, con un’unica parola che lo definisce: ‘maltrattamento’.
