Bitcoin dominante in Italia, ma il 77% ignora le tasse
Sondaggio italiano rivela che il 77% degli intervistati non conosce le tasse sulle criptovalute, mentre il 84% sceglie Bitcoin come investimento.
Il Bitcoin domina il mercato delle criptovalute in Italia, con il 84% degli intervistati che lo sceglie come asset di riferimento, ma il 77% non conosce le tasse applicate alle plusvalenze da cripto-attività. Questi i dati emersi da un sondaggio condotto da YouTrend, presentato durante gli “Stati Generali degli Asset Digitali in Italia” alla Camera dei Deputati il 23 settembre 2026.
Bitcoin al primo posto, ma informazione fiscale assente
Il Bitcoin si conferma come la scelta principale tra gli italiani che investono in criptovalute, con una penetrazione del 84% nel campione. Seguono Ethereum al 28%, mentre le stablecoin si attesta al 17%. Solana e BNB sono al 13%, XRP al 12%. La domanda diretta sulla conoscenza dell’aliquota fiscale applicata alle plusvalenze da cripto-attività ha rivelato un grave deficit informativo: il 77% degli intervistati non conosce il livello di tassazione attuale, e solo il 7% indica correttamente lo scaglione del 33%. Alcuni rispondenti indicano ancora l’aliquota del 26%, ormai obsoleta da oltre due anni.
Il 56% degli intervistati ritiene che i guadagni da cripto-attività debbano essere tassati in modo identico a quelli degli altri strumenti finanziari. Tuttavia, il 42% si dice favorevole a regole di vigilanza allineate a quelle degli operatori finanziari tradizionali, mentre il 27% richiede vincoli più severi. L’accesso a canali specializzati, come siti web e newsletter settoriali, si attesta al 22%, ma cresce al 33% tra chi ha già esperienza d’investimento.
Un mercato in crescita, ma con scarsa consapevolezza
La popolazione italiana che possiede attualmente criptovalute si attesta al 5,1%, con un ulteriore 5,6% di ex-investitori e un 17,4% di soggetti che seguono costantemente l’andamento del mercato senza aver mai acquistato asset digitali. Il 63% degli intervistati dichiara di non aver mai investito e di non seguire il mercato crypto. Solo il 9% dichiara di non averne mai sentito parlare. Il divario di genere e generazionale è evidente: gli uomini mostrano un tasso di adozione del 8,3%, mentre le donne si fermano al 2,1%. La fascia giovanile (18-34 anni) guida l’adozione con il 8,2%, seguita da quella 35-49 anni (7,4%), mentre la presenza si riduce progressivamente tra i senior.
La gestione del rischio appare prevalentemente prudente: il 58% degli investitori mantiene una quota inferiore al 5% del portafoglio in criptovalute. Un ulteriore 13% sale al 10%, ma solo il 6% investe oltre il 50% del portafoglio. Le motivazioni principali degli investitori sono la curiosità (39%) e la prospettiva di crescita a lungo termine (29%), mentre le allocazioni strategiche sulla tecnologia si fermano al 12%. La speculazione pura di breve periodo si attesta al 6%, un dato sorprendente in un mercato in crescita. Il 68% della popolazione complessiva si dichiara d’accordo con il principio dell’autonomia finanziaria, ma il 10% si oppone. L’Italia rischia di accumulare un ritardo strutturale nell’adozione delle nuove tecnologie finanziarie, con il 37% che esprime preoccupazione e il 40% che si dice incerto. L’insieme dei dati evidenzia un mercato in crescita, ma con una forte necessità di colmare il gap educativo sulle normative tributarie e di garantire parità di condizioni rispetto ai mercati tradizionali.
