BCE estende climate factor ai prestiti alle imprese, rischio climatico nel credito
BCE estende climate factor ai prestiti alle imprese, rischio climatico nel credito

Climate factor, un passo verso la gestione del rischio climatico nel credito
La Banca Centrale Europea (BCE) ha esteso l’utilizzo del climate factor anche ai prestiti concessi alle imprese non finanziarie, integrando ulteriormente il rischio climatico nel framework delle garanzie utilizzate dalle banche nelle operazioni di rifinanziamento dell’Eurosistema. Questo passo segna un ulteriore passaggio verso l’integrazione del rischio climatico nel sistema finanziario europeo, riconoscendo che questi rappresentano un vero e proprio rischio finanziario in grado di incidere sul valore delle attività detenute dalla banca centrale. Il provvedimento, entrato in vigore lo scorso 15 giugno, prevede un haircut aggiuntivo per le obbligazioni delle aziende maggiormente esposte ai rischi della transizione climatica, riducendone il valore come garanzia nelle operazioni di rifinanziamento.
La misura mira a rafforzare la resilienza del sistema finanziario rispetto ai rischi della transizione climatica. L’obiettivo è garantire che le banche valutino con maggiore attenzione l’esposizione delle imprese ai cambiamenti climatici, anche se non incide direttamente sulle condizioni di accesso al credito. L’estensione del climate factor potrebbe quindi avere un impatto più ampio sulla gestione delle garanzie da parte delle banche e rafforzare ulteriormente l’integrazione del rischio climatico nella politica monetaria europea.
Un nuovo framework per valutare il rischio climatico nei prestiti
Per ogni credito idoneo verrà calcolato un punteggio di incertezza (asset-level uncertainty score) basato su tre elementi: uno stressor settoriale, derivato dagli ultimi stress test climatici dell’Eurosistema; il livello di esposizione dell’impresa debitrice ai rischi della transizione; e la durata residua del credito. Quanto maggiore sarà la sensibilità del prestito ai rischi climatici, tanto più elevata sarà la riduzione del suo valore come collaterale. L’haircut aggiuntivo introdotto dal climate factor sarà comunque limitato a un massimo del 5% del valore finale della garanzia, considerando sia le obbligazioni corporate sia i crediti verso imprese non finanziarie. La valutazione del rischio climatico si estende a nuovi strumenti finanziari, ampliando il perimetro delle garanzie soggette a valutazione climatica. Qualora non fossero disponibili dati sufficientemente dettagliati a livello di impresa, l’Eurosistema potrà ricorrere a dati settoriali o ad altre fonti ritenute idonee per la valutazione del rischio. Questo approccio mira a garantire una valutazione il più possibile precisa, anche in assenza di informazioni complete.
Impatto per banche, imprese e investitori
Per le banche, la misura implica una crescente attenzione alla qualità climatica degli attivi utilizzati come garanzia presso la Banca centrale. I prestiti verso imprese maggiormente esposte ai rischi della transizione potrebbero infatti subire una svalutazione più elevata nel framework dei collaterali, influenzando la capacità degli istituti di reperire liquidità attraverso le operazioni di rifinanziamento. Per le imprese, invece, il provvedimento rappresenta un ulteriore segnale dell’importanza crescente della gestione dei rischi climatici.
La gestione del rischio climatico diventa un fattore strutturale anche per la politica monetaria europea. L’Eurosistema ha chiarito che i climate factor attribuiti ai singoli crediti non saranno resi pubblici, ma saranno aggiornati con cadenza annuale, così da incorporare l’evoluzione dei dati disponibili e delle valutazioni sui rischi climatici. L’estensione del climate factor ai prestiti delle imprese non finanziarie consolida un principio destinato ad assumere un peso crescente nel sistema finanziario europeo: la capacità di affrontare la transizione ecologica diventa un elemento rilevante anche nella misurazione del rischio finanziario e nella gestione delle operazioni della banca centrale.
