Basta gabbie negli allevamenti: 62mila firme presentate al Senato per un nuovo dibattito

Più di 62mila firme per vietare le gabbie negli allevamenti: la proposta approda al Senato.

Una petizione con oltre 62mila firme ha raggiunto il Senato, aprendo un dibattito su un tema cruciale per il benessere degli animali: il divieto delle gabbie negli allevamenti. La proposta, promossa da Essere Animali con la campagna “Gabbie Vuote”, è stata consegnata al Senato dopo aver superato la soglia necessaria per presentare una legge di iniziativa popolare. La petizione, raccolta attraverso la piattaforma del Ministero della Giustizia, rappresenta un segnale forte da parte dei cittadini italiani, che chiedono un cambiamento nel sistema di allevamento. La campagna ha visto la partecipazione di numerose organizzazioni, tra cui LAV, Animal Equality e Enpa, che hanno sostenuto l’iniziativa.

Un tema centrale per il benessere animale

La petizione si concentra sulle condizioni di vita degli animali allevati in gabbie, spazi fortemente limitati che impediscono o riducono la possibilità di muoversi, esplorare l’ambiente, nidificare o interagire con altri individui. Secondo le stime delle associazioni promotrici, in Italia ogni anno vengono allevati oltre 40 milioni di animali in sistemi che prevedono l’utilizzo delle gabbie. Tra questi, ci sono circa 17 milioni di galline ovaiole, 13 milioni di conigli, quasi 600mila scrofe, 1,5 milioni di vitelli e 8 milioni di quaglie. La campagna ha l’obiettivo di promuovere un passaggio verso sistemi di allevamento differenti, conciliando il miglioramento delle condizioni degli animali con gli aspetti economici e organizzativi che riguardano gli allevatori.

La proposta non implica un divieto immediato, ma un percorso parlamentare per valutare l’impatto e i tempi di transizione.

Un dibattito europeo in atto

Il tema delle gabbie negli allevamenti non riguarda solo l’Italia, ma è parte di un dibattito più ampio a livello europeo. Tra il 2018 e il 2020, circa 1,4 milioni di cittadini europei hanno sostenuto l’iniziativa “End the Cage Age”, chiedendo alle istituzioni dell’Unione europea di arrivare al progressivo superamento dell’allevamento in gabbia. La Commissione europea aveva manifestato l’intenzione di intervenire sul tema, ma il percorso verso una normativa complessiva non si è ancora concluso. Nel frattempo, alcuni Paesi europei hanno già adottato restrizioni o stabilito periodi di transizione per determinate tipologie di allevamento.

Per le galline ovaiole, le gabbie non modificate sono vietate nell’Unione europea dal 2012, ma alcuni Stati hanno introdotto regole più restrittive.

La consegna delle oltre 62mila firme rappresenta l’inizio del percorso parlamentare e non significa che il divieto sia già entrato in vigore. La proposta dovrà essere assegnata alla Commissione parlamentare competente e affrontare l’iter previsto. Nel corso dell’esame potranno essere valutati tempi, modalità di applicazione ed eventuali periodi di transizione. Per le associazioni promotrici, il numero di firme raccolte rappresenta comunque un segnale importante: decine di migliaia di cittadini hanno chiesto al Parlamento di discutere concretamente il futuro delle gabbie negli allevamenti italiani.