Bambini scomparsi in Madagascar: un dramma che colpisce villaggi e resort
Bambini scomparsi in Madagascar: un dramma che colpisce villaggi e resort

Un dramma che colpisce villaggi e resort
Nel cuore del Madagascar, dove le spiagge di Nosy Be attirano turisti in cerca di relax, si svolge un dramma che coinvolge non solo le famiglie locali, ma anche i resort di lusso. I bambini scompaiono nel nulla, spesso senza lasciare traccia, e i genitori si trovano a vivere in un clima di terrore. Secondo un report della polizia malgascia, nel solo anno sono state registrate 172 persone scomparse, di cui 91 bambini. Questo fenomeno, che si verifica in modo frequente, ha reso le famiglie locali sempre più preoccupate e spaventate.
La paura cresce con la mancanza di risposte Le famiglie non vedono più i loro figli tornare a casa e si trovano a vivere in un clima di terrore. «Ed è una cosa frequente: le famiglie hanno paura», spiega Claudio Orange, operatore umanitario che lavora con la onlus italiana Support and Sustain Children. La situazione si verifica sia nella capitale Antananarivo che nell’isola di Nosy Be, dove i resort sono bolle per turisti da 2.000 dollari a settimana.
Il traffico di organi e la mancanza di sicurezza
I rapimenti di bambini e giovani sono legati al traffico internazionale di organi, confermano don Luca Fornaciari e don Francesco Meloni, missionari che operano in regioni come Manakara e Analavoka. «I rapimenti di bambini, e di giovani, sono una ferita: la conferma arriva dalle inchieste sul traffico internazionale di organi, è questo il motivo delle sparizioni», spiega don Luca, che ha realizzato un sogno: aprire un campus universitario per dare un futuro ai ragazzi della regione. La polizia non riesce a fermare l’orrore
I militari golpisti al potere, che hanno preso il controllo del paese dopo la rivolta di ottobre 2025, appaiono inefficaci nel contrastare l’orrore. Nonostante siano stati mobilitati 1.500 funzionari di polizia in Antananarivo, il resto dell’isola rimane privo di difesa. «Quando le persone sentono che le inchieste non si muovono abbastanza velocemente e che i responsabili di questi crimini non vengono identificati, o sono sempre più sfacciati, la paura cresce ben oltre i casi individuali», commenta Ketakandriana Rafitoson, di Transparency International. La prossima scommessa è farne un polo di studi e ricerche sull’economia del mare: affinché l’isola possa essere davvero fonte di sviluppo e crescita, non più legata agli orrori dei traffici di esseri umani, generati da ingiustizie ed estrema povertà. Il progetto di un’Università cattolica, A.L.B.A, nata dalla ristrutturazione del Seminario minore, rappresenta un passo avanti per i giovani del paese.
La situazione in Madagascar rimane drammatica, con un mix di povertà, mancanza di sicurezza e un sistema politico che non riesce a rispondere alle esigenze della popolazione. Mentre i villaggi poveri vivono in condizioni di estrema vulnerabilità, i resort di lusso continuano a attrarre turisti, creando un paradosso che alimenta la disoccupazione e la disperazione. La strada per un futuro migliore sembra lunga, ma i progetti come quelli dell’Università cattolica A.L.B.A potrebbero rappresentare una speranza per i ragazzi del Madagascar.
