Alì Abbas racconta: «Ho visto mio zio prenderla per il collo e portarla nelle serre»

Alì Abbas, fratello di Saman Abbas, racconta la sua testimonianza su come la sorella è stata uccisa. La sua testimonianza ha portato alla verità giudiziaria.

Alì Abbas racconta: «Ho visto mio zio prenderla per il collo e portarla nelle serre»
Alì Abbas racconta: «Ho visto mio zio prenderla per il collo e portarla nelle serre»

Saman Abbas, 18 anni, è stata assassinata nel 2021 dopo aver rifiutato un matrimonio combinato deciso dalla famiglia. Il fratello Alì, oggi 21 anni, ha raccontato la sua testimonianza, rivelando dettagli sconvolgenti su come la sorella è stata uccisa. «Ho visto mio zio prenderla per il collo e portarla nelle serre», ha detto Alì, rompendo il silenzio che aveva circondato la scomparsa di Saman. La sua testimonianza ha rappresentato un passaggio decisivo per la verità giudiziaria.

Una scelta di libertà contro un destino deciso

Saman aveva appena 18 anni quando è stata assassinata dopo aver rifiutato un matrimonio combinato. Era innamorata di Saqib, un giovane pakistano che viveva in Italia, mentre per lei era stato individuato un altro ragazzo in Pakistan, scelto anche in considerazione della sua appartenenza a una «casta superiore». La famiglia aveva previsto per lei un altro futuro, ma Saman voleva scegliere la propria vita e sposare Saqib. La sua opposizione ha portato a una tragedia.

Secondo la ricostruzione emersa dalla vicenda, la fossa nella quale sarebbe stato sepolto il suo corpo era già stata scavata. Alì, attraverso la sua testimonianza, ha scelto di raccontare ciò che aveva visto, rompendo il silenzio che aveva accompagnato quei giorni. «Piano piano mi sono riuscito ad aprire e ho detto ‘mio zio Danish ha ucciso mia sorella’», ha raccontato. La sua decisione di parlare è stata influenzata da un colloquio con il comandante dei carabinieri, che gli ha detto: «Una bugia rovina tutto, la verità batte tutti».

La paura e il dolore di un ragazzo minorenne

Alì, allora ancora minorenne, ha vissuto un trauma profondo. Ricorda di essere stato terrorizzato davanti a ciò che stava accadendo e di non essere riuscito a intervenire per aiutare la sorella. «Erano come animali. Io tremavo tutto a guardarli…», ha detto. La paura è rimasta con lui per mesi, fino a quando non ha deciso di raccontare la verità. «La stessa notte in cui aveva fatto quella roba, lui dormiva accanto a me. Dormiva, capito? Con gli stessi vestiti addosso. Lui russava, io piangevo. E avevo tantissima voglia di ucciderlo. Ma non volevo andare in prigione», ha raccontato.

La sua testimonianza ha portato alla condanna definitiva all’ergastolo dei genitori e dei cugini, mentre allo zio è stata inflitta una pena di 22 anni. Alì oggi parla con maggiore calma, ma nei suoi ricordi restano la paura, il dolore e il senso di perdita. «Sono molto orgoglioso di lei. Era la più forte e coraggiosa, non avrei mai saputo lottare come lei per la sua libertà», ha detto.

Per Alì, Saman non è solo una sorella persa, ma un simbolo di libertà. La sua scelta di opporsi al matrimonio combinato è diventata un atto di coraggio. «E penso che le donne devono fare ciò che vogliono», ha affermato. Tuttavia, il dolore non si è limitato alla perdita di Saman. Alì ha anche perso i genitori, che sono stati condannati per il loro ruolo nella tragedia. «Ho perso prima Saman, la persona più importante per me, poi ho perso i miei genitori», ha detto.

Nonostante le condanne e la distanza, il legame con la madre non è completamente scomparso. Alì racconta di poterla andare a trovare in carcere e ammette quanto gli manchi. «Mia madre mi manca tantissimo. Lei riesco ad andarla a trovare in carcere. Mi ha sempre detto che è venuta in Italia per me, aveva fatto dei sacrifici per darci un futuro, saperla lì dove sta ora, in una cella, mi fa stare male», ha detto. Le parole di Alì riflettono la complessità del rapporto con la famiglia, segnata dall’alcol e dalle difficoltà.