Alessandro Impagnatiello, condannato all’ergastolo per omicidio aggravato, vede confermata la pena

La Corte d’Assise d’Appello di Milano conferma l’ergastolo per Alessandro Impagnatiello per l’omicidio della compagna Giulia Tramontano, incinta al settimo mese.

Alessandro Impagnatiello, condannato all'ergastolo per omicidio aggravato, vede confermata la pena
Alessandro Impagnatiello, condannato all’ergastolo per omicidio aggravato, vede…

Alessandro Impagnatiello, ex barman già condannato in primo grado all’ergastolo con tre mesi di isolamento per omicidio aggravato, ha visto confermata la pena in appello. La Corte d’Assise d’Appello di Milano ha accolto la richiesta della procura generale e ha ritenuto fondate le aggravanti per la crudeltà e il rapporto di convivenza, escludendo però quella della premeditazione. La condanna, quindi, rimane invariata: ergastolo per l’omicidio della compagna Giulia Tramontano, incinta al settimo mese.

La difesa chiedeva una riduzione della pena

La difesa di Impagnatiello, rappresentata dall’avvocata Giulia Geradini, ha espresso riserve sulla sentenza d’appello. Secondo i legali, le argomentazioni utilizzate dalla Corte d’Assise sono state considerate “scarne” e non hanno valutato appieno la complessità della vicenda. Gli avvocati hanno sottolineato che l’omicidio non sarebbe stato premeditato, ma il risultato di “un susseguirsi di errori” da parte di un uomo travolto dalle sue contraddizioni. La difesa ha inoltre sottolineato che l’omicidio non è stato crudele e ha richiesto le attenuanti generiche.

La difesa ha sottolineato che l’omicidio non è stato premeditato, ma il risultato di un susseguirsi di errori.

Le accuse e le prove presentate

La procura generale ha insistito sull’efferatezza del delitto, ribadendo che Giulia Tramontano fu “barbaramente trucidata” e che Impagnatiello agì con piena consapevolezza. Secondo l’impianto accusatorio, l’intenzione omicida sarebbe maturata già “almeno dalle ore 15” del 27 maggio 2023, quando l’imputato scoprì di essere stato sbugiardato dalle due donne coinvolte nella relazione parallela. La sequenza degli atti è stata letta come dimostrazione di un piano preciso: Impagnatiello ha riposto il tappeto, spostato il tavolo e inviato un messaggio a Giulia chiedendole di avvisarlo quando stava per tornare a casa. Una volta rientrata, l’ha colpita alle spalle con 37 coltellate.

La procura ha sottolineato che l’omicidio fu barbaramente compiuto e che l’imputato agì con piena consapevolezza.

Per i magistrati, l’omicidio è stato visto come un atto di “fredda premeditazione” e l’imputato ha mentito e sviato le indagini. Gli avvocati della difesa hanno citato i risultati dell’autopsia, secondo cui non sono state rilevate ferite da difesa, il che indica che Impagnatiello non ha avuto il tempo di rendersi conto di cosa stava accadendo e di accorgersi che stava perdendo la vita anche il suo bambino.

La difesa ha avanzato l’istanza di accesso a un percorso di giustizia riparativa, eventualmente con la partecipazione di una “vittima surrogata” nel caso in cui i familiari di Giulia non volessero prendervi parte. Tuttavia, questa richiesta è stata ritenuta inammissibile dalla pubblica accusa, che ha sottolineato l’assenza di un vantaggio tangibile.

Intanto, i familiari di Giulia Tramontano si sono scagliati contro i media che hanno pubblicato foto dell’ex barman e della vittima in posa felice. La sorella Chiara ha scritto su Instagram: “Continuare a pubblicare la foto di una donna abbracciata al suo assassino non è informazione: è violenza”. La famiglia ha espresso preoccupazione per la maniera in cui la vicenda è stata resa pubblica, sottolineando l’impatto emotivo su chi ha perso una persona cara.