Appalti pubblici, Anac segnala un aumento esponenziale degli affidamenti diretti al limite della soglia
Anac segnala un aumento esponenziale degli affidamenti diretti al limite della soglia, con contratti per 1,5 miliardi nel 2024.

Un fenomeno in crescita: gli affidamenti diretti al limite della soglia
Nel 2024, il 31% degli appalti di beni e servizi affidati in via diretta dalle pubbliche amministrazioni ha riguardato commesse con un valore compreso tra i 135mila e i 140mila euro, cioè appena sotto la soglia massima entro cui è possibile evitare la gara. Questo fenomeno, denunciato da anni da Giuseppe Busia, presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, ha visto un incremento esponenziale, con un valore complessivo di 1,5 miliardi di euro.
Un aumento di oltre sei volte rispetto al 2021
La quota di contratti diretti al limite della soglia ha registrato un incremento di oltre sei volte rispetto al 2021, quando la soglia per l’affidamento diretto era di 75mila euro. Nel 2025, i contratti diretti in questa fascia d’importo sono passati da 1.549 a 13.879, un aumento che ha comportato un incremento del valore complessivo di circa un miliardo e mezzo di euro. La mancanza di gara rende inapplicabili i reati di turbativa, rendendo eventuali irregolarità penalmente irrilevanti.
L’assenza di gara, peraltro, rende inapplicabili i reati di turbativa, rendendo eventuali irregolarità nelle assegnazioni penalmente irrilevanti a meno di non dimostrare una corruzione. L’unica fattispecie applicabile agli affidamenti diretti, l’abuso d’ufficio, è stata abrogata dal governo ormai due anni fa. Questo ha reso più difficile la tutela penale delle irregolarità, anche se non si registrano casi di corruzione significativi.
La corruzione rappresenta il 22% dei casi contestati, mentre la concussione è rara.
Dal 1° gennaio 2020 al 15 maggio 2026, si contano 141 procedimenti penali per “fattispecie corruttive o condotte anomale in riferimento a contratti pubblici”, cioè quasi due al mese. Tra i reati più frequenti, la turbativa d’asta e la turbata libertà di scelta del contraente, contestati nel 28% dei casi, seguono la corruzione al 22%, mentre è rarissima la concussione (1%).
La situazione, come ha avvertito Busia, si accompagna a sprechi, opportunismi e talvolta infiltrazioni criminali. L’analisi dell’Anac sull’“Addensamento sottosoglia degli affidamenti diretti” ha messo in luce come il raddoppio del valore-soglia dell’obbligo di gara, introdotto nel 2021 e confermato nel 2023, abbia spinto le amministrazioni a sfruttare il limite per evitare procedure competitive. La mancanza di gara, inoltre, ha reso più complessa la tutela legale, con conseguenze dirette sulle pratiche di controllo e prevenzione della corruzione.
La questione, purtroppo, non è nuova. Giuseppe Busia, nominato nel 2020 dal governo Conte II, ha segnalato già nel 2025 come gli affidamenti diretti rappresentino quasi il 95% delle acquisizioni totali, con un addensamento significativo a ridosso della soglia. Questo ha reso necessario un monitoraggio più attento e una maggiore trasparenza, anche se le misure attuali non sembrano sufficienti a contrastare un fenomeno in crescita. La situazione, come ha sottolineato l’Anac, richiede una revisione delle normative e un maggiore impegno per garantire l’effettiva tutela dei fondi pubblici. La corruzione, pur non essendo il reato più frequente, rimane un rischio reale, che richiede interventi concreti per evitare che i fondi siano utilizzati in modo non conforme alle regole.
