Tesla e la guida autonoma: un’illusione di un settore in crisi

L’illusione della guida autonoma di Tesla e la crisi del settore automobilistico in Europa.

Un’auto elettrica con sistema di guida autonoma, un’autostrada europea, un’indicazione di velocità
Un’auto elettrica con sistema di guida autonoma, un’autostrada europea, un’indicazione di velocità

La guida autonoma, promossa da Tesla come una rivoluzione nel settore automobilistico, si rivela in realtà un’illusione. I Paesi Bassi sono il primo Paese europeo ad approvare ufficialmente il sistema di guida assistita di Tesla, noto come Full Self-Driving (FSD), e l’Olanda chiederà l’estensione dell’approvazione a tutta l’Unione Europea. Tuttavia, il sistema si colloca a livello 2, lo stesso del cruise control adattivo avanzato, e non permette al conducente di distaccarsi completamente dal volante. Il sistema, pur promettente, non ha ancora raggiunto il livello 4, necessario per un servizio taxi autonomo, e si trova in fase di sviluppo.

La promessa di autonomia non si traduce in realtà. Anche se Tesla ha investito ingenti risorse nel settore, il sistema FSD non ha ancora superato i limiti della guida assistita. I controlli europei sono più severi rispetto a quelli americani, e Elon Musk ha più volte espresso preoccupazioni per questa situazione. Nonostante ciò, il sistema non ha ancora raggiunto un livello di autonomia sufficiente per essere considerato una vera rivoluzione.

La crisi del settore automobilistico: costi, margini e concorrenza

Il settore automobilistico si trova in una situazione di crisi, con margini di profitto in costante riduzione. Le case automobilistiche hanno speso mezzo miliardo di dollari negli ultimi cinque anni per sviluppare la guida autonoma, ma i risultati non sono stati soddisfacenti. La concorrenza dei marchi cinesi, che ha raggiunto una quota di mercato vicina al 10%, ha messo in difficoltà i costruttori europei. La crescita del mercato cinese è impressionante, e i prezzi delle sue auto sono competitivi rispetto a quelli europei.

La concorrenza cinese sta cambiando il mercato. I marchi cinesi stanno conquistando mercati come l’Italia, la Spagna e l’Ungheria, dove la resistenza all’acquisto è diminuita. Tuttavia, la rete di assistenza e ricambi, un aspetto cruciale per gli automobilisti europei, non è ancora presente in modo capillare nei mercati cinesi. Questo potrebbe diventare un problema per i costruttori cinesi stessi, se la loro crescita non sarà sostenibile.

Le perdite di Porsche e Stellantis: un segnale di allarme

Le perdite di Porsche e Stellantis rappresentano un segnale di allarme per il settore automobilistico. L’utile operativo di Porsche è sceso del 92% nel 2025, a causa di quasi 4 miliardi di svalutazioni e oneri straordinari su 37 miliardi di ricavi. Questo ha praticamente azzerato l’utile, che è passato dai 5,64 miliardi del 2024 a soli 413 milioni nel 2025. Stellantis, invece, ha registrato una perdita netta di oltre 22,3 miliardi di euro nel 2025, contro un utile di 5,52 miliardi del 2024. Questi numeri indicano una crisi profonda nel settore.

Le perdite sono il risultato di una strategia sbagliata. Stellantis ha abbandonato il piano “Dare Forward 2030”, che prevedeva una transizione energetica troppo rapida. Questo ha portato alla cancellazione di modelli, programmi e piattaforme, con conseguenze economiche pesanti. La strategia di investimento in auto elettriche, pur promettente, ha avuto un ritorno d’investimento insufficiente. Le case automobilistiche dovranno affrontare un aumento dei costi dell’energia e delle materie prime, a cominciare dall’alluminio. Una possibile recessione, dovuta all’inflazione e alla chiusura di alcuni mercati, potrebbe mettere in difficoltà il settore. I dazi americani limitano l’accesso a un mercato importante per i costruttori tedeschi, e il rallentamento delle vendite delle auto elettriche, che beneficiavano di buona stampa, potrebbe ridurre i margini di profitto.