Jindal insiste per concludere l’acquisto dell’ex Ilva

Jindal chiede conclusione dell’acquisto dell’ex Ilva, con rischio chiusura area a caldo.

Jindal e sindacati si confrontano sulla salvaguardia dell’ex Ilva, con rischio chiusura area a caldo
Jindal e sindacati si confrontano sulla salvaguardia dell’ex Ilva, con rischio chiusura area a caldo

Jindal, gruppo siderurgico indiano, continua a insistere per concludere l’acquisto dell’ex Ilva, pur di fronte a un contesto di incertezza e tensioni. L’azienda, che ha visto la sua attività ridotta a causa di limitazioni ambientali, si trova a un bivio: fra 90 giorni l’area a caldo non sarà più esercitabile, e la gara per l’affidamento, che sembrava vicina a un esito positivo, è stata messa in stand by. Il Governo e i commissari devono prendere una decisione, ma le imprese e i sindacati si mobilitano per evitare un disastro socio-economico.

La pressione di Jindal e le richieste delle imprese

Il gruppo Jindal, attraverso una lettera inviata alla commissione Finanze, ha espresso la sua disponibilità a procedere con la massima celerità alla finalizzazione degli accordi e al perfezionamento dell’acquisto. La lettera si riferisce al decreto del Governo che assegna all’ex Ilva altri 100 milioni per funzionare. Tuttavia, l’area a caldo, che è già inattiva per tre quarti, rischia di essere definitivamente chiusa, con conseguenze gravi per l’indotto e per i lavoratori.

Le imprese temono un disastro socio-economico

Le associazioni delle imprese appaltatrici e dell’indotto ex Ilva si preoccupano per il rischio di una chiusura dell’area a caldo. La decisione del provvedimento della Corte d’Appello di Milano, che ha stabilito la fermata in 90 giorni, ha reso necessario un aggiornamento della gara, con il rischio di aprire le porte a nuovi concorrenti. Le imprese chiedono al Governo un decreto che eviti conseguenze negative, non solo per Taranto, ma per l’intero Paese.

La mobilitazione dei sindacati e le richieste di rilancio

Fim, Fiom e Uilm nazionali hanno annunciato una “mobilitazione nazionale permanente” e sollecitano un “piano nazionale straordinario di rilancio e messa in sicurezza dell’ex Ilva”. I sindacati sostengono che la continuità produttiva non deve mettere in secondo piano le questioni ambientali e di salute dei lavoratori. Chiedono, tra l’altro, di garantire la ricollocazione dei dipendenti attraverso nuovi impianti e di realizzare nel minor tempo possibile la transizione per mettere in produzione 4 forni elettrici.

Un piano per salvare l’industria tarantina

Le associazioni, tra cui Confindustria, Confapi, Aigi, Confartigianato e Federmanager, hanno chiesto al Governo un decreto in grado di scongiurare un disastro socio-economico. Hanno anche annunciato l’adesione allo sciopero indetto dai sindacati. L’obiettivo è istituire un Tavolo permanente per Taranto, in grado di affrontare e superare una delle più gravi crisi socio-economiche mai registrate nella storia recente del capoluogo ionico. Le imprese ritengono che l’acciaieria non sia più quella del 2012, quando fu sequestrata. Sono cambiati impianti, condizioni operative, tecnologie e scenari industriali. L’obiettivo è salvaguardare un asset industriale che, grazie a nuove tecnologie, può ancora dare molto all’intero Paese. La mobilitazione, però, non si ferma: i sindacati e le imprese si preparano a ogni evenienza, con l’obiettivo di trovare una soluzione praticabile per il futuro dell’ex Ilva.