Intelligenza Artificiale e governance nazionale: il Senato approva la riforma ma chiede maggiore controllo
Il Senato approva la riforma sull’intelligenza artificiale ma chiede maggiore controllo e autonomia scolastica.

Il Senato ha approvato con il via libera alla riforma sull’intelligenza artificiale (IA), ma ha espresso la necessità di un maggiore controllo e di una governance più precisa. La Commissione Istruzione ha dato il suo parere positivo sullo schema di decreto legislativo AG 421, che definisce la governance nazionale dell’IA, ma ha sollevato diverse criticità. L’approvazione è avvenuta in un contesto di crescente preoccupazione per l’impatto dei social media e delle piattaforme digitali sull’educazione e sulla libertà decisionale degli individui. La riforma mira a regolamentare l’uso dell’IA in ambiti come formazione, lavoro, sanità e pubblica amministrazione, ma le istituzioni scolastiche dovranno mantenere piena autonomia nella scelta delle piattaforme digitali.
Autonomia scolastica e governance multilivello
La Commissione Istruzione ha sottolineato l’importanza di garantire alle scuole la libertà di scegliere e gestire le piattaforme digitali, inclusi quelli basati su sistemi di intelligenza artificiale. Il principio di autonomia è stato esplicitato nel testo finale, con riferimento al DPR 275/1999, che riconosce l’autonomia degli istituti scolastici. Tuttavia, il dibattito ha evidenziato la necessità di una governance multilivello, che coinvolga enti come AgID, Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, Banca d’Italia, CONSOB, IVASS e Garante per la privacy. La complessità della governance ha sollevato preoccupazioni per la mancanza di una chiara definizione delle competenze umane.
Regolazione adattiva e rischio di obsolescenza
Un altro aspetto critico riguarda la capacità di adattamento della disciplina. L’AI Act, che ha ispirato la riforma, si basa su una classificazione dei rischi che potrebbe non essere più sufficiente. I modelli di intelligenza artificiale evolvono in tempi rapidi, mentre il ciclo legislativo richiede anni. Il rischio è che il decreto costruisca una governance efficace per l’IA di oggi, ma non per quella di domani. Per questo, durante l’audizione parlamentare del 21 luglio 2026, è stato proposto di introdurre una legge annuale sull’intelligenza artificiale per aggiornare periodicamente le categorie di rischio. La proposta mira a trasformare lo spazio di sperimentazione italiano in un strumento di apprendimento normativo continuo.
Le audizioni alla Camera hanno evidenziato ulteriori nodi critici, tra cui l’impatto del Regolamento Omnibus digitale sull’IA (UE 2026/1744), che potrebbe influenzare gli assetti regolatori. Inoltre, i sistemi di IA orientativa, che non rientrano nella classificazione dei livelli di rischio dell’AI Act, sono stati indicati come potenziali rischi per la libertà decisionale degli individui. Gli esperti hanno sottolineato che tali sistemi, pur operando nella legalità formale, possono influenzare progressivamente le opinioni e i comportamenti senza ricorrere a coercizione esplicita.
Le integrazioni possibili e il ruolo dell’AI Auditor
Le proposte di integrazione suggeriscono modifiche specifiche al testo dello schema. All’articolo 7, si prevede che gli accordi di cooperazione includano la definizione di standard professionali per l’auditing algoritmico. All’articolo 11, si attribuisce alle autorità la facoltà di adottare linee guida specifiche per i sistemi di IA orientativa. All’articolo 12, si propone l’introduzione di una relazione annuale al Parlamento sui rischi emergenti. Gli articoli 26-28, invece, valorizzano la sandbox regolatoria come strumento di apprendimento per il legislatore. La figura dell’AI Auditor, che dovrebbe svolgere funzioni analoghe a quelle del revisore legale o del Data Protection Officer, non è ancora riconosciuta nel testo attuale.
La riforma rappresenta un passo importante verso una governance nazionale dell’IA, ma le criticità emerse indicano la necessità di un approccio più flessibile e adattivo. La governance multilivello, se ben strutturata, potrebbe offrire un quadro normativo coerente, ma la mancanza di una chiara definizione delle competenze umane rimane un punto di attenzione. La riforma dovrà affrontare queste sfide per garantire una regolazione efficace e sostenibile nel tempo.
