Il Cocoricò si riconcilia con il futuro: qualità, non quantità
Il Cocoricò si reinventa con un modello di qualità, non quantità, per adattarsi al mercato dei club in evoluzione.

Un luogo che non cambia mai, ma si evolve
Il Cocoricò, icona della cultura club italiana, si confronta con un mercato in trasformazione. «La Piramide è il cuore del Cocoricò. Non è soltanto una struttura architettonica: è un elemento vivo che influenza ogni scelta artistica», spiega Antonio Mazzotta, direttore artistico del locale. L’obiettivo non è fare più eventi, ma creare esperienze che rafforzino il valore del marchio ovunque venga presentato. Il lavoro più difficile non è stato rimettere mano agli spazi, ma capire come far funzionare un luogo che tutti conoscono, ma in un mercato completamente diverso da quello in cui il Cocoricò è diventato un’icona. «Oggi ogni serata deve avere un motivo per esistere», spiega Mazzotta. Il Cocoricò non è più soltanto un luogo, ma un’identità riconoscibile anche fuori dall’Italia.
Un’identità riconoscibile, anche fuori dall’Italia
«Negli ultimi anni abbiamo lavorato perché il Cocoricò non fosse più soltanto un luogo, ma un’identità riconoscibile anche fuori dall’Italia», osserva Mazzotta. Il locale, che ha visto la sua storia intrecciata con la cultura elettronica, oggi si propone come un punto di riferimento internazionale. La tappa di Eastenderz, il format ideato da East End Dubs, rappresenta un passo in questa direzione. «L’obiettivo non è fare più eventi, ma creare esperienze che rafforzino il valore del marchio ovunque venga presentato», spiega. La collaborazione con Eastenderz, uno dei marchi simbolo dell’underground britannico, è un esempio concreto di questa strategia. Il locale non si limita a ospitare eventi, ma costruisce un ecosistema in cui ogni spazio ha la sua identità.
Il Cocoricò si adatta al mercato in cui il pubblico sceglie la qualità, non la quantità.
Il locale non è più pensato come una pista unica, ma come un insieme di spazi che convivono e parlano a pubblici diversi. La line-up della serata è costruita come un festival diffuso, con identità musicali differenti che convivono nello stesso luogo. Sotto la Piramide arriva Eastenderz, mentre il Titilla e la T-Room seguono percorsi completamente diversi. «Le seconde sale non devono essere un semplice prolungamento della principale. Ognuna deve avere la propria anima», racconta Enrico Galli, Ceo del Cocoricò. Questa filosofia si riflette anche negli investimenti: il locale continua a intervenire su impianti audio, luci e tecnologie, cercando di restare al passo con un settore in cui l’esperienza conta quanto la musica.
La pandemia ha accelerato una trasformazione che era già iniziata da tempo: il pubblico ha smesso di frequentare i club per abitudine e sceglie sempre più spesso singoli eventi. «È cambiato tutto. Prima c’era continuità, oggi non esiste più. I locali aperti ogni weekend fanno molta più fatica. Le persone cercano la qualità e fanno una scelta precisa. Per questo bisogna continuare a inventarsi qualcosa di nuovo», dice ancora Galli. Il Cocoricò, con la sua capacità di mantenere l’identità senza trasformarsi troppo, si pone come esempio di come un luogo storico possa adattarsi a un mercato in evoluzione. Il futuro dei club passa dalla qualità, non dalla quantità.
Il Cocoricò si pone come modello per il futuro dei club: non una sola proposta musicale, ma più identità capaci di convivere senza sovrapporsi. «Oggi funziona perché ogni spazio ha il suo pubblico e il suo linguaggio musicale», spiega Galli. La sfida non sembra essere riempire il calendario, ma dare a ogni appuntamento un’identità riconoscibile. Tenere insieme la memoria della Piramide e un pubblico che cambia continuamente, alternando serate dedicate agli appassionati della minimal, della techno o di altri linguaggi elettronici, rappresenta la direzione in cui il locale deve andare. Il Cocoricò, con la sua capacità di evolversi senza perdere l’identità, si conferma un punto di riferimento per il settore.
