Il Padule di Fucecchio rischia di tornare nelle mani dei cacciatori

Associazioni ambientaliste denunciano un cambio di rotta nella gestione del Padule di Fucecchio a favore della caccia.

Il Padule di Fucecchio, con la sua biodiversità, rischia di tornare sotto controllo dei cacciatori, denuncia un'associazione ambientalista
Il Padule di Fucecchio, con la sua biodiversità, rischia di tornare sotto controllo dei cacciatori, denuncia un’associazione ambientalista

Il Padule di Fucecchio, la più grande palude interna d’Italia e recentemente riconosciuta come area Ramsar, rischia di tornare nelle mani dei cacciatori, secondo le associazioni ambientaliste che denunciano un cambio di rotta nella gestione del territorio. La situazione, che ha suscitato preoccupazione tra i gruppi di tutela, è emersa a seguito di una nuova convenzione approvata da parte della Regione Toscana, che sembra privilegiare interessi locali e attività venatorie a scapito della tutela ambientale e della biodiversità.

Una convenzione stravolta a favore della caccia

La convenzione, originariamente deliberata per la gestione dei beni immobili e dei terreni tra i comuni rivieraschi e il consorzio di bonifica, aveva visto l’inserimento di riferimenti alla LIPU (Lega italiana protezione uccelli), che già gestisce per conto della Regione la riserva naturale delle Morette e l’area Righetti. Queste zone, pur rappresentando solo il 10% della superficie del Padule, sono considerate le uniche aree protette, mentre il restante 90% è aperto all’attività venatoria. Tuttavia, la nuova versione della convenzione ha visto ridotti i riferimenti alla LIPU e l’incorporazione di una cabina di regia che potrebbe coinvolgere le associazioni venatorie.

Le associazioni ambientaliste, tra cui Italia Nostra, Il Giardino dei Fenicotteri APS, Onda e Atto Primo, hanno espresso delusione e preoccupazione per il cambio di direzione. Secondo quanto riportato, la convenzione è stata stravolta su richiesta di alcuni comuni, pressati da proprietari terrieri e associazioni venatorie che non vedevano di buon occhio il riferimento alla LIPU. Le associazioni sostengono che le scelte fatte rischiano di compromettere la salvaguardia del patrimonio naturale e di mettere a repentaglio la biodiversità, un bene di tutta la collettività.

Le scelte fatte rischiano di compromettere la salvaguardia del patrimonio naturale.

Un’attività anacronistica in contrasto con la sensibilità pubblica

Le associazioni ecologiste sottolineano che l’attività venatoria, pur se tradizionale, non rappresenta più la sensibilità della maggioranza della popolazione. L’idea di privilegiare interessi locali e attività anacronistiche, come la caccia, va a scapito della tutela del bene comune. La gestione del Padule, che ha visto anni di immobilismo, deve essere orientata verso la salvaguardia del territorio e non a favore di gruppi che non rappresentano la maggioranza dei cittadini. Il Padule, un ambiente delicato, richiede gestione scientifica e rispettosa per preservarne le caratteristiche uniche. Le scelte improntate all’uso dell’ambiente per attività come la caccia, che implicano la gestione intensiva della vegetazione, potrebbero provocare danni irreparabili. Le associazioni chiedono alla Regione di rivedere la scelta e di affidare le sorti del Padule a enti che garantiscano una gestione sostenibile e in linea con i principi del Regolamento Europeo per il ripristino della Natura.

Non si può cedere alla teoria del più forte o al ricatto della violenza.

Le associazioni ambientaliste sostengono che l’ambiente naturale è un bene di tutta la collettività, e deve essere fruibile da tutti senza che interessi privati di una minoranza armata ne impedisca l’accesso. Il Padule di Fucecchio, con la sua ricchezza biologica e il riconoscimento Ramsar, rappresenta un patrimonio unico che richiede una gestione responsabile e partecipata.