Tania Cagnotto: «Dieci anni fa la mia ultima Olimpiade, l’unica in cui sono salita sul podio»
Tania Cagnotto racconta la sua Olimpiade di Rio 2016: medaglia, felicità e riflessioni su carriera e vita.

Tania Cagnotto, tuffatrice azzurra, ha ricordato come la sua Olimpiade di Rio 2016, dieci anni fa, abbia rappresentato un momento di grande soddisfazione. «Dieci anni fa la mia ultima Olimpiade, l’unica in cui sono salita sul podio. La medaglia mi ha dato una botta di felicità», ha detto l’atleta. L’esperienza olimpica, che si svolse a Rio de Janeiro, fu un momento cruciale nella sua carriera, dopo anni di delusione e lavoro intenso. La medaglia, ottenuta in due discipline, fu un simbolo di successo e di una carriera fatta di sacrifici e dedizione.
Un lavoro mentale e fisico per arrivare al podio
Nel 2016, Cagnotto aveva trentun anni e partecipava alla sua quinta edizione dei Giochi Olimpici. «A Londra nel 2012 c’era stata la profonda delusione: quarta due volte per pochi centesimi», ha ricordato. Dopo quella delusione, aveva vissuto quattro anni di gare «i più belli della mia carriera». A Rio, ha conquistato il bronzo nel trampolino da tre metri e l’argento nel sincro, sempre dal trampolino, con Francesca Dallapè. «Ero un’atleta che lavorava tanto, cercavo di arrivare alle gare preparata al 100%, con la coscienza a posto, con la consapevolezza di aver fatto tutto il possibile», ha spiegato.
La sua preparazione era costante e mirata, con un lavoro fisico e mentale intenso. «Avevo fatto un lavoro mentale non indifferente, cercavo di autoconvincermi che, comunque fosse andata, sarebbe stato un successo perché avevo preso parte a cinque Olimpiadi e avevo un oro mondiale», ha detto. L’obiettivo era sempre lo stesso: arrivare alle gare preparata al 100%, con la coscienza a posto e la consapevolezza di aver fatto tutto il possibile.
Un ambiente non ideale e una medaglia che ha cambiato tutto
Cagnotto ha anche parlato dell’ambiente in cui si era trovata a vivere durante i Giochi. «Peccato che venissero a fare le pulizie solo una volta alla settimana, ci vivevamo in quattro, non pulivano bene», ha detto. «Andai a chiedere l’aspirapolvere a un appartamento accanto. E così prima della finale ho pulito… mi rilassava». Inoltre, ha ricordato che l’acqua della piscina aveva un colore verdastro e era oleosa. «Si diceva, dopo le eliminatorie, che avrebbero potuto spostare la finale: non avrei resistito un giorno in più», ha aggiunto.
Nonostante le condizioni non ideali, la medaglia olimpica fu un momento di grande soddisfazione. «Pensavo che non cambiasse nulla con un podio olimpico…ma mi diede una bella spinta, una botta di felicità non indifferente», ha detto. «In più, cambiano le cose a livello economico. Finita la gara, ero appagata, leggera, avevo la sensazione di aver veramente dato tutto e di essermi spremuta fino all’ultima goccia di sudore». La medaglia, per lei, è un simbolo di successo e di una carriera fatta di sacrifici e dedizione.
La sua esperienza olimpica, come quella di altri atleti come Elia Viviani e Matteo Piano, ha rappresentato un momento di riflessione e crescita. «Penso di sottovalutarmi in termini olimpici: ho una buona autostima, credo di essere competente in quello che faccio ma a livello sportivo talvolta mi reputo meno bravo», ha detto Cagnotto. La sua carriera, però, è un esempio di come la dedizione e la passione possano portare a risultati significativi.
La medaglia olimpica non è solo un riconoscimento sportivo, ma un momento di crescita personale.
La sua carriera è un esempio di come la dedizione e la passione possano portare a risultati significativi.
