Adriano Cappellari, cronista di Enego indagato per simulazione di attentato
Giovane giornalista di Enego indagato per simulazione di attentato e calunnia, dopo acquisti online e analisi delle telecamere.
Adriano Cappellari, cronista di Enego, è stato indagato per simulazione di reato e calunnia dopo aver creato un finto attentato con ordigni artigianali e minacce false rivolte a se stesso, al presidente del Consiglio Giorgia Meloni e al parroco anticamorra don Maurizio Patriciello. L’episodio, avvenuto il 30 maggio scorso, ha causato danni alle abitazioni circostanti e ha suscitato preoccupazioni per la sicurezza. Le indagini dei carabinieri di Bassano del Grappa, insieme ai specialisti del Ris, hanno rivelato che il giovane aveva acquistato online i materiali necessari per l’esplosione, confermando la sua partecipazione diretta all’atto.
Acquisti online e analisi delle telecamere incastrano il cronista
Le indagini hanno evidenziato che Cappellari aveva ordinato online quattro cartucce di gas butano-propano e sei bottiglie di alcol denaturato, utilizzati per l’ordigno esploso sotto casa sua. I prodotti sono stati consegnati a casa sua il 4 maggio, con pagamento effettuato con la carta di credito intestata a lui. Inoltre, l’altezza del giornalista risulta compatibile con quella della persona ripresa dalle telecamere durante l’episodio. Le riprese del sistema di videosorveglianza hanno mostrato una figura con tuta e volto coperto, che ha lasciato una busta con minacce e ha acceso l’ordigno. L’analisi ha confermato che l’individuo in questione è proprio Cappellari.
Le prove raccolte hanno dimostrato che l’attentato era stato pianificato e eseguito da lui stesso. Il giovane aveva anche denunciato in precedenza tre episodi di minacce, rispettivamente a novembre, dicembre e febbraio 2026. Le lettere, recapitate a lui e a don Patriciello, contenevano minacce di morte e foto con i volti cerchiati e segnati con la lettera X. Dopo gli atti intimidatori, sono state adottate misure di protezione, inizialmente un servizio di vigilanza generica e successivamente un dispositivo di protezione con l’uso di una vettura istituzionale e due militari.
Minacce precedenti e misure di protezione
Prima dell’attentato di maggio, Cappellari aveva già denunciato tre episodi di minacce, rispettivamente a novembre, dicembre e febbraio 2026. Le lettere, recapitate a lui e a don Patricello, contenevano minacce di morte e foto con i volti cerchiati e segnati con la lettera X. Dopo gli atti intimidatori, sono state adottate misure di protezione, inizialmente un servizio di vigilanza generica e successivamente un dispositivo di protezione con l’uso di una vettura istituzionale e due militari. Il giornalista ha anche partecipato a eventi pubblici con la protezione.

Le indagini hanno rivelato che l’episodio era stato pianificato e eseguito da lui stesso. I carabinieri hanno eseguito una perquisizione personale, domiciliare e informatica, contestando al giovane i reati di incendio, calunnia e simulazione di reato continuato, procurato allarme e truffa in danno di ente pubblico. La Procura di Vicenza ha aperto un’indagine per chiarire i fatti e valutare le responsabilità del cronista, che aveva dichiarato di essere educato e di essere allibito per l’accaduto.
La verità è emersa grazie agli acquisti online e alle analisi delle telecamere, che hanno incastrato Cappellari come autore dell’episodio. L’ipotesi di una simulazione di reato ha sconvolto le indagini iniziali, che avevano ipotizzato un attacco legato al mondo della criminalità organizzata. Il giovane aveva collegato l’aggressione alla sua vicinanza a don Patriciello, il parroco anticamorra di Caivano, ma i dati raccolti hanno dimostrato che l’episodio era stato pianificato e eseguito da lui stesso, con l’intento di attirare l’attenzione su di sé e su figure politiche e religiose.
